21
July
2008

“Cerchiamo ciò che unisce per godere della diversità”
Si svolgerà domani, martedì 22 luglio, la “Marcia della Convivenza”, promossa dalla Comunità di Base delle Piagge e condivisa da molte realtà cittadine e da singoli.
“Camminiamo insieme” è il titolo dell’iniziativa, che intende rispondere con un’azione di apertura e accoglienza “contro la non-cultura della paura e dell’egoismo”.
La marcia partirà alle ore 18.00 da Piazza Indipendenza, toccherà le strade del centro, con tappe in punti ritenuti significativi per la promozione di una cultura di solidarietà e convivenza, e si concluderà in Piazza della Signoria alle ore 21.
“Solo cercando con più forza ciò che unisce rispetto a ciò che divide - scriveva la Comunità delle Piagge nella lettera da cui è nata l’idea della marcia - possiamo allargare i confini dei nostri piccoli mondi, per imparare a godere della ricchezza della diversità”. Dalla lettera è scaturito anche un blog - http://culturaaltra.blogspot.com - dove si leggono molti interventi di semplici cittadini, felici di poter condividere con qualcuno il sentimento di indignazione prodotto da questo clima di razzismo strisciante e di poter fare qualcosa insieme ad altri per reagire.
Prenderà parte alla marcia Don Andrea Gallo della Comunità di S. Benedetto al Porto di Genova.
All’arrivo in Piazza Signoria i manifestanti lasceranno la loro impronta di pace contro tutti i razzismi.
info@: culturaaltra@gmail.com
Blog: http://culturaaltra.blogspot.com
Gabriele Palloni
Agenda
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14
July
2008

Saverio Tommasi, autore e attore teatrale, ne ha pensata un’altra delle sue.
Per tre giorni - a partire da domani - resterà chiuso in una gabbia di rete metallica e filo spinato sopra un furgoncino a Piazzale Michelangelo per protestare contro la possibile costruzione di un Cpt in Toscana. Anche questo è un modo per scuotere un’opinione pubblica fin troppo rassegnata, a fronte di politiche sempre più vessatorie.
Martedì e Mercoledì “Il Prossimo Sono Io” appoggia Saverio Tommasi.
Qui sotto l’appello dei promotori dell’iniziativa.
Per dire NO ai CPT in Toscana
L’amministrazione comunale fiorentina prospetta la possibilità di costruzione di un Centro di Permanenza Temporaneo anche in Toscana; per questo abbiamo deciso di chiuderci in una gabbia, in un recinto di rete metallica e filo spinato, a simboleggiare la relegazione del “diritto alla dignità dell’esistenza”; crediamo infatti che rinchiudere in gabbia persone che non hanno commesso alcun reato sia un abominio, una grave violazione dei più elementari diritti dell’uomo e dei principi fondamentali del diritto internazionale.
L’Occidente scatena guerre e affama le popolazioni con una gestione iniqua delle risorse del pianeta: è normale che la gente scappi, emigri e chieda una fetta del benessere di cui godono solo pochissimi privilegiati.
Entrare in Italia in maniera “regolare” è poi impossibile: viene chiesto a donne e uomini di dimostrare di avere già un lavoro, se non lo puoi dimostrare non entri, e se entri vieni espulso tramite l’inumana detenzione nei CPT.
In un periodo in cui la politica ha smesso di rispondere ai bisogni delle persone, mettere in gioco i propri corpi non è più una scelta ma una necessità.
Diciamo NO a un centro di permanenza temporaneo in Toscana.
Diciamo SI’ a politiche di accoglienza, SI’ ai diritti, SI’ alla dignità di un’esistenza fuori da politiche di guerra e repressione.
Promotori (in ordine alfabetico):
Marco Bazzichi, Lisa Clark, Ornella De Zordo, Tommaso Fattori, Mercedes Frias, Saverio Tommasi
Gabriele Palloni
Il Prossimo sono io
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10
July
2008

Sabato 12 Luglio dalle ore 19,00 alle ore 23,00 in Piazza della Repubblica a Firenze, il comitato promotore fiorentino per la manifestazione contro tutti i razzismi che si terrà a Roma il 4 ottobre, organizza un evento con banchetti di associazioni, musica e cibo.
L’iniziativa, così come la costituzione di un comitato promotore, è un contributo nella direzione di unire le forze di coloro che si oppongono ad ogni tipo di discriminazione e sentono l’importanza della ricostruzione del tessuto sociale.
E’ per questo che vi invitiamo a partecipare alla serata antirazzista del 12 luglio indipendentemente che partecipiate o non al comitato promotore (le cui porte sono comunque sempre aperte e la partecipazione incoraggiata!) ed a diffondere l’invito attraverso tutti i vostri canali di relazione a singoli, associazioni, gruppi umani di ogni tipo. Invitiamo a portare in piazza i vostri progetti, le vostre parole, i vostri materiali informativi. Perchè le diversità arricchiscano e non dividano in questo cammino, forse ancora lungo, ma pieno di senso.
Gabriele Palloni
Agenda
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4
July
2008

Ieri sera a Firenze, mentre eravamo con “Il Prossimo sono io” ad un corteo antirazzista ed altri volontari erano ad una riunione alle Piagge per organizzare una marcia per la pace a Firenze, abbiamo ricevuto una chiamata da un gruppo rom del campo abusivo dell’Olmatello, raccontando che li avevano portati in questura e poi rilasciati impedendo loro di chiamarci prima e che durante il loro fermo, nella mattina era venuta la polizia con il questore per buttare giù le baracche del campo (una ventina) in cui alloggiavano un centinaio di persone.
Così dopo aver dato l’ennesimo foglio di espulsione a vari, gli hanno raso al suolo le baracche senza neanche fargli prendere i documenti… anche perché la maggior parte della gente a quell’ora non era al campo.
Quindi siamo andati subito al campo portando delle coperte, ma quando siamo arrivati abbiamo trovato una situazione da post-terremoto. Il posto era un agglomerato di macerie circondato da una quantità di topi da far paura, immondizia dappertutto…ma prima di sventrargli le baracche a questi non gli è venuto in mente dove metterli?
Meno male c’era una parlamentare europea che era alla manifestazione antirazzista e che incavolata nera al telefono con il prefetto e il questore che si rimpallavano la responsabilità dell’atto alla fine si è portata a casa una mamma con l’unica bambina di 4 anni che anche se molto caldo, fuori con quei toponi non era il caso di lasciare.
Ad un certo punto arrivano due camionette della Polizia Municipale di Sesto, testuali parole del capo della Polizia Municipale: “portateveli tutti a casa vostra” – “se uno invade la mia proprietà privata io lo caccio a pedate” – “il Comune non ha spazzi per accogliere questa gente, il probelma è loro che hanno occupato una zona privata, quindi dove dormono stanotte non ci riguarda”…
Poi cercando luoghi che potessero ospitarli abbiamo avuto questa allucinante risposta dalla Caritas: “…che ci vuoi fare, ci sono tante persone che dormono per strada…”.
Dopo questa esperienza penso che sarebbe interessante viaggiare sempre con una telecamera e poter documentare questi scempi, visto che alla manifestazione dove eravamo prima di andare al campo, c’erano giornalisti televisivi con cameraman, che abbiamo invitato a venire con noi, ma non
sembravano particolarmente interessati e solamente 2 radio hanno passato la notizia immediatamente.
Stanotte la cosa si è conclusa alle 2 con l’accordo per il CPA Firenze sud (centro sociale okkupato) di accogliere 8 dei 18 rom sgomberati e l’impegno di una ragazza di ospitarne 10 in casa.
Stamani abbiamo telefonato al difensore civico della provincia per segnalare l’avvenuto. Chi ha risposto ha detto che il difensore civico provinciale non si occupa di queste cose… Al che - puntuale - la nostra domanda: “Se non si occupa di questo, mi perdoni, non le pare che qualsiasi altra cosa di cui si occupasse sarebbe quantomeno secondaria?”.
Lei esita e poi dice: “oggi, e ogni giorno sempre di più la gente sembra non avere più il cuore… mi dispiace…”.
La stiuazione è ogni giorno più urgente, oggi i campi rom, domani i quartieri popolari, perchè se quello che chiamano degrado si risolve così, presto la ruota girerà verso nuovi “colpevoli”.
E’ inaccettabile rimanere in silenzio davanti a tutto questo. La voce della “buona gente” si deve far sentire! CONTATTACI – info@etnie.org
Gabriele Palloni
Il Prossimo sono io
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29
June
2008

IL PRIMO indizio, il più considerevole e pertinente, è che a occuparsene sia il ministro di polizia. A Roberto Maroni non sfugge che la pressione migratoria verso Occidente e verso i Paesi della Comunità Europea sia “un fenomeno epocale”. Se è tale, perché la polizia? Il ministro aggiunge poche parole.
Svelano un’idea politica. Inaugurano una pratica di governo: “Bisogna cercare di evitare lo tsunami e convogliare la piena - che ci sarà comunque - perché non distrugga il tessuto sociale”. Ci sarà comunque. Distrugge il tessuto sociale. Convogliare la piena. Le tre formule dicono perché, per il governo, sia un affare di polizia, di galere o di “campi”.
L’immigrazione - attenzione, il ministro non discute di “ordine pubblico” né di “sicurezza” - è una minaccia per la nostra comunità, è un pericolo imminente e concretissimo per il tessuto sociale. Ci possiamo fare poco - è ragionevole tradurre - se non dare avvio a un “diritto di polizia” che consenta a uno Stato fragile, travolto da un “fenomeno epocale”, di garantirsi qualche risultato empirico con la creazione di una zona di indistinzione tra forza e diritto, tra violenza e diritti.
Definito così il problema, circoscritta l’area d’intervento, nominati gli attori, scelto il metodo, è naturale che affiori lo straniero come presenza critica. Da qui a definire il migrante “nemico” e subito dopo “criminale” il passo è breve (necessario) e il cerchio è chiuso. Ecco perché deve essere il ministro di polizia, proprio quello, a condurre il carro.
Stretta in questo paradigma la “questione immigrazione” (e non l’ordine pubblico o la sicurezza che hanno altre ragioni e coniugazioni), non deve meravigliare che si voglia prendere le impronte ai bambini rom. Non deve stupire che il ministro di polizia non comprenda nemmeno la disapprovazione e lo sconcerto dell’Unione Europea. Da Bruxelles il commissario alla giustizia rileva, severo, che “gli Stati membri dell’Unione europea non possono prendere misure di schedatura o prelievo di informazioni biometriche come impronte digitali per singoli gruppi nazionali o etnici”.
Il Viminale si sorprende. Ricorda che “la decisione di eseguire rilievi fotodattiloscopici con modalità informatiche nei riguardi di cittadini stranieri è stata presa anche sulla base del regolamento del Consiglio dell’Unione Europea, n. 380 del 18 aprile 2008, che prevede l’obbligo di rilevare le impronte digitali ai cittadini dei Paesi terzi a partire dall’età di sei anni”. Quel regolamento europeo esiste, come l’obbligo. Sfugge a Roma che quelle tecniche di riconoscimento, se adottate, devono valere per tutti e non soltanto per un’etnia. Anche per noi e non solo per loro.
Ora l’incomprensione ci rivela un fondamento culturale di questo governo e le traiettorie delle sue politiche presenti e future. Lo si può dire con le parole di Hannah Arendt: “La concezione dei diritti dell’uomo, basata sull’esistenza supposta di un essere umano come tale, cadde in rovina non appena coloro che la professavano si trovarono di fronte per la prima volta uomini che avevano perduto ogni altra qualità - tranne il puro fatto di essere umani”. Il governo fatica a riconoscere (o esclude di riconoscere) i diritti inalienabili dell’uomo a chi non si configura come “cittadino”; a chi non si iscrive nella tutela di uno Stato, di una nazione; a chi non è nato qui (e a volte anche a loro); a chi si è messo alle spalle - e definitivamente - il territorio che lo ha visto nascere e dove non vuole (o non può) più vivere.
Dunque a chi si propone - come spesso fanno i rom - con “lo statuto stabile dell’uomo in sé”. Il “puro uomo in sé” appare una configurazione insufficiente, difettosa, già empia e colpevole per una politica che sceglie il “diritto di polizia” e vuole “convogliare la piena”, quindi naturalizzare con molta parsimonia secondo una necessità esclusivamente economica e soprattutto identificare, espellere, rimpatriare lo straniero. Quel che il governo non comprende non è allora la modulazione del problema, ma il problema.
Tutto l’Occidente deve fare oggi i conti con “una massa stabilmente residente di non-cittadini, che non possono né vogliono essere né naturalizzati né rimpatriati” e i rom ne sono l’esempio per eccellenza. Li si può dire “rifugiati”, “apolidi di fatto”, “non cittadini”. La loro irriducibilità all’assimilazione li rende minacciosi ai nostri occhi, esaspera l’intolleranza, incuba reazioni xenofobe. Il governo non intravede altra soluzione che mosse da imprenditori politici della paura (dunque, più intolleranza) e l’iniziativa di un ministro di polizia (dunque, più galera) per affrontare questa crisi radicale dei princìpi dello Stato-nazione, illuminata dall’arrivo accanto a noi di “non cittadini”.
La scelta è assai discutibile. Ci procurerà molti guai e fratture con l’Unione europea. È ingiusta. Sarà soprattutto inefficace anche quando i grandi “campi”, che il “decreto sicurezza” definisce “Centri di identificazione ed espulsione”, saranno affollati.
Quanto affollati lo immagina la relazione tecnica che ha accompagnato, in Senato, il decreto (prevede i capitoli di spesa e le risorse da approntare). Si legge qualche numero che inquieta. La previsione di un reato di “ingresso illegale nel territorio dello Stato” riguarderà 49.050 immigrati clandestini. Si ipotizza che la loro detenzione media (vi potranno essere ristretti fino a 18 mesi) sarà di dieci giorni. Il costo del pasto giornaliero sarà pari a tre euro (!).
“L’onere annuo - annotano i burocrati - risulta pari a 49.050 detenuti x 10 x 3 = euro 1.471.500″. Al di là delle minuzie burocratiche, altre sono le domande. Chi controllerà questo circuito carcerario parallelo? Quali saranno le regole? Quali i diritti che vi saranno garantiti? Le impronte per i bambini rom sono soltanto l’annuncio del “vuoto di diritto” che inghiottirà decine di migliaia di “non cittadini”.
di GIUSEPPE D’AVANZO - fonte: La Repubblica
Gabriele Palloni
Il Prossimo sono io
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