4
April
2006

Elezioni 9-10 Aprile: la nostra posizione

Lo scenario politico italiano mostra i segni della grande crisi che anche il resto del pianeta conosce dall’inizio di questo millennio.

Ciò che accade in Italia non è molto diverso da quello che succede nel resto del mondo: una combinazione di ultra-liberismo economico, autoritarismo, fondamentalismi religiosi, istigazione allo scontro tra culture, manipolazione dell’informazione.
Gli spazi di partecipazione democratica si restringono e la competizione elettorale si riduce a una scelta forzata tra due schieramenti che, con sfumature diverse, sostengono lo stesso modello sociale ed economico neoliberista.

Il governo Berlusconi è stato un incubo: ha approvato leggi a esclusiva difesa e beneficio del presidente del consiglio e dei suoi amici; ci ha trascinato in guerra (prima in Afghanistan e poi in Iraq) contro la volontà della maggioranza della popolazione e ha sferrato ignobili attacchi all’Islam, esponendoci tutti al rischio di una ritorsione terroristica; ha approvato una legge repressiva e razzista come la Bossi-Fini, una riforma della scuola discriminatoria come quella Moratti e con la legge 30 ha istituzionalizzato il lavoro precario. Con la scusa della lotta al terrorismo ha varato leggi speciali che limitano le libertà fondamentali e infine ha stravolto la Costituzione in senso fortemente autoritario.
Se fosse rieletto, avendo il controllo di tutte le tv nazionali, Berlusconi potrebbe superare lo scoglio del referendum costituzionale e a quel punto si ritroverebbe con uno smisurato potere economico, mediatico e politico. Il rischio è quello dell’instaurazione di un nuovo fascismo in Italia.

D’altra parte i precedenti governi di centrosinistra hanno grandi responsabilità: non hanno fatto la legge sul conflitto di interessi, hanno sostenuto la guerra della Nato in Kossovo, con la legge Turco-Napolitano hanno fornito la base all’attuale legge sull’immigrazione e hanno dato il via alla precarizzazione del lavoro, alle privatizzazioni e allo smantellamento dello stato sociale.

E’ probabile che la componente di sinistra dell’Unione aspiri sinceramente a un cambiamento, ma la coalizione di cui fa parte non le permetterà di realizzarlo, perché non mette in discussione il modello liberista e, pertanto, non costituisce una vera alternativa alla destra.

Di fronte a questa situazione, molti, convinti che un eventuale governo Prodi non cambierà la direzione neoliberista, potrebbero scoraggiarsi per la mancanza di una vera opzione di sinistra e non andare a votare.

Noi riteniamo che la rinuncia ad esercitare questo diritto sia grave e pericolosa e invitiamo tutti ad andare a votare il 9 e 10 aprile.

La scelta di votare contro Berlusconi e quella di non cedere al ricatto del “tutti uniti per battere la destra” e quindi annullare il voto ci sembrano ugualmente valide.

Resta, in ogni caso, l’urgente necessità di costruire una nuova forza progressista ampia e multiforme, che riscatti la migliore storia della sinistra italiana e sappia lanciare un nuovo progetto, riunendo tutti i fattori progressisti oggi frammentati. Una forza che sia genuinamente rivoluzionaria e nonviolenta, che difenda le minoranze, che promuova i diritti umani, che costruisca un modello economico e una società veramente e profondamente umane e che non sia disposta a cedere a nessun compromesso che la possa snaturare.



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