26
April
2006

Editoriale Aprile 2006

Un nuovo reality? L’ultima delle lotterie? No, purtroppo questa è vita fuori dalle telecamere, anzi, dove le telecamere si soffermano sempre molto poco. Questo è l’ennesimo, “geniale”, decreto flussi.

Cinquecentomila le domande presentate, solo centosettantamila i posti disponibili. Lunghe file, dalla notte precedente.
L’attesa è estenuante e la speranza di essere fra i fortunati “sorteggiati” è tanta. Una truffa organizzata, una tortura legalizzata, uno schiaffo (con il pugno di ferro) alla libertà ed alla dignità dell’essere umano.
Punto primo: la suddetta domanda per accedere alla “lotteria” del decreto flussi dovrebbe essere consegnata dall’imprenditore che richiede l’assunzione di un immigrato, che ancora non è giunto in Italia e che ancora, ovviamente, non presta il suo lavoro alla ditta. Ma la maggior parte delle domande viene depositata dagli immigrati stessi. Non servono agenti segreti o reporter pronti a tutto, bastava semplicemente passare la notte precedente davanti agli uffici postali preposti, per vedere la fila di gente che cominciava a formarsi, organizzata, con sacchi a pelo e coperte per scoprire che erano tutti immigrati.

Punto secondo: il famoso “kit” da compilare e presentare doveva essere gratuito e distribuito a chi ne necessitava. Ma come sempre gli sciacalli sono pronti per dare addosso alla preda di turno, e c’è chi quel kit gratuito lo ha pagato anche 100 euro. Oltre l’esistenza di associazioni che chiedono 30 euro per associarsi e altri 150 euro per la compilazione e la presentazione della domanda.

Poi c’è la questione del bollo, perchè la domanda è sì gratuita, ma il bollo va pagato e fra una coda e l’altra partono circa 20 euro (che moltiplicati per 500.000)
Il Centro delle Culture denuncia tutto ciò, e indignato grida la vergogna di un sistema che giustifica e nasconde dietro una falsa “regolamentazione”, lo sfruttamento degli immigrati, o meglio, di questa palese schiavitù. Ma denunciare non basta, e allora chiudiamo questo articolo con uno spunto di riflessione. Quante persone accetterebbero di lavorare in cooperative, come facchini, come badanti, come manovali, lavapiatti, ecc. ecc. anche per 4 euro e 50 centesimi l’ora? Forse se non ci fosse il ricatto continuo di quel foglietto di carta (permesso di soggiorno) qualcuno riuscirebbe anche a reclamare i propri diritti. In fondo se ci sono state cinquecentomila domande, delle quali solo centosettantamila solamente verranno accettate, questo significa che ci sono trecentotrentamila persone che già stanno lavorando, prestando un servizio prezioso per la nostra società, e signori miei, forse, e sottolineiamo forse, non c’è bisogno di un decreto flussi, ma di una nuova sanatoria. Visto che certe orecchie non sono ancora pronte a comprendere il significato di libera circolazione di ogni essere umano!



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