19
June
2006
Incontriamo Abel Daas, responsabile della Comunità Palestinese, nata dall’aggregazione di tutte le persone di origine palestinese presenti sul territorio toscano - all’incirca 150 - con lo scopo di far conoscere la propria cultura e tradizione, promuovendo o partecipando ad eventi, come ad esempio “Le stelle e i poetiâ€Â svoltosi lo scorso aprile presso il teatro di Rifredi a Firenze.
D: Abel da quanto sei in Italia?
R: Da venti anni. Ero Venuto in Italia per studiare medicina all’università ; mi sono diplomato in radiologia e sono rimasto qui; adesso faccio il commerciante.
D:Come sei diventato responsabile della Comunità Palestinese?
R:Tra la fine degli anni ottanta e l’inizio anno novanta la Palestina passava un momento piuttosto buono dal punto di vista economico, molte persone potevano permettersi di mandare i propri figli a studiare all’estero. I ragazzi che venivano qua in Italia avevano la GUOPS “l’unione generale degli studenti palestinesi†quale punto di riferimento con la propria comunità .
Con l’avanzare degli anni le cose in Palestina sono andate peggiorando, il flusso dei giovani che si muovevano per motivi di studio ha iniziato a diminuire drasticamente, tanto che non c’è stato un ricambio generazionale. Molti di quelli che erano venuti qua e che si erano laureati se ne erano andati all’estero per lavoro, e i pochi rimasti, che nel frattempo si erano sposati e avevano messo su famiglia, erano senza punti di riferimento con il loro paese di origine visto che con la fine della scuola il Guops era scomparso; da qui è nata la necessità di formare una Comunità Palestinese della quale poi sono diventato il responsabile.
D:Secondo te quali sono le Virtù del tuo popolo?
R:Siamo un popolo molto compatto ed unito. Il popolo palestinese è formato da una metà Cristiana e da una metà Mussulmana, e anche se i tempi attuali fanno pensare esattamente all’opposto, cioè che sia in atto un po’ in tutto il mondo uno scontro tra religioni, noi ci siamo sempre trovati uniti nell’affrontare qualsiasi tipo di situazione.
Inoltre, nonostante tutte le difficoltà molte famiglie, con molti sacrifici, hanno fatto sì che i propri figli potessero studiare e cosi laurearsi; è una qualità che ci è stata riconosciuta anche dall’Unesco.
D:Che ne pensi di quello che sta succedendo nel mondo?.
R:Stiamo tutti vivendo in un momento molto tragico;spesso guardo i miei figli e mi chiedo come sarà il futuro per loro. Il futuro sembra triste, ma bisogna essere ottimisti.
D:Che pensi di quello che succede in Palestina?
R: La situazione è molto difficile.
D:Come mai secondo te le persone hanno votato Hamas?
R: Credo che le persone abbiano votato Hamas perché stanche di quello che hanno vissuto fino adesso vogliono provare qualcosa di nuovo sperando che la situazione attuale possa cambiare.
D:Come credi che si possa risolvere il conflitto Israeliano-Palestinese?
R:Con l’intervento dell’Onu .
D:Credi che il popolo palestinese e il popolo israeliano vogliano questi scontri?
R:Credo che né gli uni né gli altri vogliono questa situazione. Per questo credo che se i governi dei due paesi non riescono a mettersi d’accordo l’unica soluzione che rimane è l’intervento esterno dell’Onu che prenda in mano la situazione, dichiarando l’esistenza di entrambi gli Stati, e aiuti entrambe le popolazioni nel superamento di un profondo odio che è andato crescendo negli anni.
D:Di che vivono le persone in Palestina, attualmente?
R:I palestinesi che vivono e lavorano all’estero cercano di mandare soldi alla famiglia per dare un aiuto, in più ci sono i sostentamenti delle Nazioni Unite alle migliaia di famiglie di profughi palestinesi.
D:Che ne pensi del fatto che la gente emigra?
R: I palestinesi non vedono di buon occhio le persone che emigrano, perché pensano che sia un tradimento nei confronti del paese natale, tanto che le persone che se ne vanno molte volte vengono ripudiate dalla famiglia; io credo che bisognerebbe trovare un modo per aiutare le persone direttamente nel loro paese, un modo che permetta alle persone di attivarsi a trovare soluzioni per superare le difficoltà che incontrano direttamente nel luogo dove vivono senza cosi essere “costretti†ad andarsene.
D:Come vi trovate in Toscana?
R:Stiamo bene, ci sentiamo integrati e non abbiamo mai subito episodi di discriminazione.
D:Riconosci un momento umanista nella storia del tuo popolo?
R:Se penso alla storia del mio popolo credo di poter dire che abbiamo sempre cercato di mettere l’umanità e la dignità dell’essere umano davanti a tutto; credo che se l’uomo verrà visto in tutto il suo valore e verrà messo nuovamente come punto centrale di tutto molti dei conflitti che ci sono potrebbero cessare.
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19
June
2006
La nuova riforma ha un’anima autoritaria: occorre fermarla votando NO.
Nel novembre del 2005 il Parlamento Italiano ha approvato una legge di revisione della Costituzione che ne modifica in maniera radicale la Parte II, ossia quella che riguarda le competenze e le divisioni dei poteri tra i vari organi dello Stato. Occorre ricordare che una legge di revisione costituzionale, per essere approvata definitivamente, deve essere votata due volte da entrambi i rami del Parlamento (Camera e Senato) con una maggioranza qualificata di almeno due terzi degli aventi diritto. La legge votata a novembre, fortemente voluta in maniera unilaterale dall’allora maggioranza di centro-destra, è stata approvata invece da una maggioranza semplice (50% più uno degli aventi diritto). In questi casi è previsto che, qualora i soggetti preposti ne facciano richiesta, l’approvazione della legge di revisione costituzionale venga sottoposta a referendum confermativo.
Costituitosi un Coordinamento nazionale per la difesa della Costituzione, e raccolte quasi 800.000 firme (rispetto alle 500.000 richieste), è stato dunque possibile indire un referendum, che avrà luogo nel prossimo mese di giugno 2006, e dal cui esito dipenderà o meno l’approvazione della suddetta riforma costituzionale. Vediamo di seguito in cosa consiste quest’ultima e perché abbiamo deciso di schierarci contro la sua approvazione.
La nuova legge di revisione costituzionale è stata approvata il 20 ottobre alla Camera e il 16 novembre al Senato, ed è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale N° 269 del 18 novembre 2005. Le modifiche rispetto al testo precedente riguardano: Camera, Senato, Presidenza della Repubblica, Governo, Magistratura, Regioni, Province, Comuni, Corte Costituzionale.
Punti fondamentali della riforma sono la Devolution (voluta dalla Lega Nord) e il premierato forte (voluto da Forza Italia e da Alleanza Nazionale), attuati con una combinazione abbastanza incoerente e disarmonica.
Col termine devolution si intende la devoluzione di una serie di poteri dallo Stato verso gli enti locali, e l’istituzione di un Senato federale della Repubblica, fortemente legato alle Regioni.
Nella riforma, tuttavia, non vi è traccia di un reale decentramento, anzi, molte delle competenze regionali ritornerebbero allo Stato centrale che, in nome dell’â€interesse nazionaleâ€, potrebbe annullare gli atti degli enti locali e le leggi emanate dalle Regioni stesse.
Inoltre, per come è concepita, la riforma genererà conflitti di competenze tra Stato e Regioni, tra Camera e Senato, e provocherà una disparità nei servizi pubblici a seconda delle aree del paese. Una finta devoluzione, insomma, che non assomiglianza per niente ai veri federalismi europei ed americani.
Ma l’aspetto più preoccupante e pericoloso della riforma costituzionale è l’accentramento dei poteri nelle mani del Primo Ministro, nuovo nome che andrebbe ad assumere il Presidente del Consiglio. Tutte le altre istituzioni dello Stato verrebbero indebolite e private della loro capacità di contrappeso di poteri, cardine sul quale si basa l’attuale ordinamento.
Al Primo Ministro, eletto direttamente dal popolo, spetterebbe il compito di nominare e revocare i ministri a proprio piacimento, di sciogliere le Camere, di forzare gli iter legislativi qualora ritenesse di modificare una legge per attuare il proprio programma; non potrebbe, inoltre, essere sfiduciato dalle Camere, pena lo scioglimento delle stesse.
Il presidente della Repubblica sarebbe ridotto ad una figura di pura rappresentanza. Il Parlamento, o meglio la sola Camera dei deputati, verrebbe trasformata nello spettatore dell’attività del governo. La Corte Costituzionale, infine, vedrebbe diminuita la propria autonomia ed indipendenza a causa dell’aumento del numero dei membri di nomina politica.
Saremmo, dunque, in presenza di un pastrocchio tra il modello federale tedesco e il premierato inglese. Modelli che in quei paesi funzionano, ma che risultano artificiosi se calati sulla situazione dell’Italia, dove esistono una storia e una tradizione politica profondamente diverse dalla Germania e, soprattutto, dal Regno Unito.
La Costituzione italiana non è esente da pecche e da difetti, non è perfetta, ed anche noi umanisti in linea di principio siamo favorevoli ad una sua possibile revisione. Ma notiamo che in questa occasione, anziché avanzare nella direzione del decentramento del potere e della democrazia reale partecipativa, siamo in presenza del tentativo di cancellare la già scarsa democrazia, limitata e formale, di cui godiamo oggi. A questo proposito la riforma prevede anche, è bene sottolinearlo, la cancellazione dalla Costituzione della possibilità di proporre leggi di iniziativa popolare. Nel nuovo testo si afferma che la legge può prevederla, ma in ogni caso essa smette di essere un diritto costituzionale.
Per questo chiediamo di impedire questo slittamento in senso autoritario delle nostre istituzioni dicendo NO a questa riforma costituzionale e, non fermandoci qui, continuiamo ad agire nella direzione di costruire spazi di aggregazione al fine di creare una democrazia partecipativa, in cui i cittadini siano autenticamente coinvolti nella gestione della cosa comune e nelle scelte che li riguardano.
Al referendum per l’approvazione della riforma della costituzione votiamo e facciamo votare NO, perché vogliamo avanzare dalla democrazia formale verso la democrazia reale e non, al contrario, retrocedere verso l’autoritarismo.
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