April
2007
Da Oriente a Occidente
La scintilla della rivolta cinese in via Paolo Sarpi e’ stata l’aggressione di un vigile a una ragazza cinese la cui macchina era parcheggiata in doppia fila nell’affollatissima e centralissima via a Milano. Subito le destre (capofila la Lega Nord) gridano all’illegalita’ dei cinesi, fomentando i peggiori impulsi violenti; il sindaco Moratti (si, l’ex ministro all’istruzione e’ ora sindaco di Milano!) dice a gran voce: “le forze dell’ordine si sono comportante in maniera esemplare, facendo rispettare per la prima volta la legalita’â€.
L’episodio e’ uno dei tanti che quotidianamente accadono in tutto il mondo, che mostra quanto l’integrazione sia lontana.
Il tema immigratorio e’ un tema importantissimo da comprendere, da affrontare. Ha a che vedere con le paure umane della diversita’, con la difficolta’ ad aprirsi, con il possesso materiale al quale siamo attaccati… ma e’ possibile tanta miopia, superficialita’ e malafede nel commentare un episodio come quello di Milano?
Vorrei rivolgere una semplice domanda al genere umano, compresi i cinesi di Milano, il Sindaco e i politici, gli italiani del nord, del centro e del sud, i “benpensantiâ€, i senegalesi che lavorano tutto il giorno per vendere accendini e ammennicoli vari, etc.:
RIESCI A PENSARE CHE SARESTI POTUTO NASCERE OVUNQUE?
SE RISPONDI AFFERMATIVAMENTE, ALLORA IL DIALOGO E’ POSSIBILE!
Vi invito alla settimana del dialogo tra culture nella tua citta’, unica soluzione possibile per una reale integrazione (vedi post precedente).
Dall’oriente mi giunge intanto anche una buona nuova: e’ nato il Partito Umanista in India e si candidera’ alle prossime elezioni di questo 2007.
fonte: www.c234.net


























Negli ultimi anni si è ampliata molto la comunità cinese in Paolo Sarpi. In particolare sono aumentati tanto i negozi. In questi anni il dialogo tra istituzioni e comunità per far rispettare le norme è stato difficile, a volte duro, ma c’è sempre stato lo sforzo dei commercianti di allinearsi alle norme (dai prezzi e descrizione dei prodotti nelle 2 lingue, agli scontrini, ecc…), con tutte le difficoltà linguistiche e culturali del caso.
Il problema è che queste norme stanno diventando sempre più assurde. Danno le licenze per aprire i negozi e gli ingrossi, ma poi vietano il carico e scarico delle merci, ora con tutta la buona volontà mi sembra difficile che negozi pagati fior di soldi agli italiani possano sopravvivere se rimangono vuoti e senza merci. Ma visto il divieto i cinesi hanno deciso di parcheggiare i camion di fronte al cimitero monumentale o nelle vicinanze e portare le merci con i carrellini. Chi porta i carrellini, durante il tragitto riceve insulti, spintoni e sfuriate da parte dei cittadini italiani più intolleranti che gliene dicono di tutti i colori non rendendosi conto che sono l’ultimo anello della catene e sono solo persone che stanno lavorando. Il comitato Vivisarpi oltre a qualche piccolo ma apprezzabile tentativo di incontro e dialogo, alla fine dei conti alza la tensione accostando l’ingrosso all’illegalità (le bandiere arancioni riportavano testualmente “basta con l’ingrosso e l’illegalità â€), ma una cosa è l’illegalità , una cosa il commercio. Ora la giunta comunale ha deciso di forzare la mano per soddisfare qualche richiesta di pochi abitanti italiani del quartiere perché ogni minima regola sia rispettata. Questa burocrazia e tutte queste multe non solo alle auto (di tutti) ma soprattutto ai commercianti stanno alzando la tensione con le istituzioni, perché comunque i negozi stanno ancora pagando tutti i loro debiti con i precedenti proprietari italiani e multe da migliaia di euro incidono fortemente sui vari bilanci. Ieri è stata la scintilla. Da parte loro i cinesi effettivamente non tendono ad integrarsi, non cercano ne costruiscono situazioni di dialogo e di conoscenza per l’integrazione. Pensano ai loro affari e basta. Inoltre ci sono effettivamente situazioni di pesante sfruttamento della manodopera, ma queste situazioni più estreme sono nascoste nei cortili e nei seminterrati, fuori dalla vista degli abitanti e quindi meno colpiti dalle forze dell’ordine, che invece dovrebbero occuparsi di queste situazioni di semischiavitù. Comunque mi sembra folle che permetti le licenze, permetti la vendita dei negozi, ma poi non permetti alla gente di lavorare (se non puoi portarci merci, se le macchine non possono passare, allora diventa difficile vendere). Possibili soluzioni: trovare zone più adatte al commercio all’ingrosso, magari più periferiche da offrire a prezzi accessibili ai commercianti, aiutando e accompagnando il processo di decentralizzazione della situazione. Che il comune assuma qualcuno che parla italiano e cinese e vada in giro per i negozi e per la comunità a fare informazione sulle norme e le varie problematiche, che si stampino dei volantini in lingua con tutte le informazioni su legislazione e regole varie italiane. Ma la saga non è finita. A fine mese chiuderanno al traffico la via (con ulteriori casini per i negozianti) per farla diventare in futuro zona pedonale.