20
April
2007

Dialogo o Repressione?

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Leggo oggi navigando in rete:

(…) A Lampedusa sarà operativo entro fine giugno il nuovo centro di prima accoglienza e sarà una struttura completamente diversa da quella che ha ospitato in questi anni gli immigrati provenienti dall’Africa. Il centro è stato realizzato fuori dalla zona abitata di Lampedusa ed avrà circa 300 posti letto, strutture separate per uomini, donne, madri con bambini e anche minori non accompagnati. Questi ultimi saranno seguiti da personale specializzato. Vi sarà anche una zona adibita a luogo di culto, oltre agli uffici amministrativi, la mensa e i servizi. L’obiettivo è quello di avere un centro - che resterà comunque una struttura di «passaggio» - dove sarà privilegiata la qualità dell’accoglienza rispetto all’aspetto della repressione del fenomeno dell’immigrazione clandestina: non vi saranno più dunque sbarre alle finestre e si punterà invece al miglioramento della qualità della vita degli extracomunitari attraverso il coinvolgimento di diverse associazioni. Lampedusa dovrebbe funzionare anche da modello per gli altri Centri in Italia, che dovranno essere ristrutturati o ricostruiti completamente come previsto dal disegno di legge delega Amato-Ferrero, che sostituirà la Bossi-Fini in materia di immigrazione clandestina. Lavori di adeguamento sono in corso anche al centro di permanenza temporanea di Gradisca d’Isonzo, in Friuli Venezia Giulia, e a quello di Bologna.

(…) Achille Serra (prefetto di Roma) è intervenuto nel dibattito sulla nuova legge sull’immigrazione, ed in particolar modo sui Cpt, (nel corso della conferenza regionale sulla sicurezza del Lazio): «L’attuale dibattito politico, relativo all’eventuale sopravvivenza dei Centri di permanenza temporanea, dovrà tener conto dell’individuazione di nuovi strumenti per una più efficace lotta alla clandestinità, incentivando anche i controlli sul lavoro irregolare, che per altro producono riflessi rilevanti sulle regole del mercato. Circa il 40% delle persone sottoposte a provvedimento restrittivo della libertà personale sono clandestine, una efficace azione determinerebbe in teoria una pressoché corrispondente riduzione dei reati».

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Mi chiedo:
Quanto ancora investire nella repressione e non nel dialogo, sarà ritenuta la scelta migliore?

E’ sufficiente chiamare una prigione ingiusta con un nome più soave come “centro di prima accoglienza” oppure “centro di permanenza temporanea” perché la gente ingiustamente detenuta all’interno smetta di soffrire?

Io ho una proposta:
Il prossimo G8 organizziamolo all’interno del CPT di via Corelli a Milano. Teniamoceli un mesetto, ma alle stesse condizioni di chi ha commesso il grave reato di essere sprovvisto del permesso di soggiorno (non consideriamo il fatto che la maggior parte di questi 8 signori ha sulla coscienza la morte di migliaia di persone in innumerevoli guerre sparse per tutto il pianeta).

Vediamo se dopo questo breve tempo saranno d’accordo che:
Non è sufficiente cambiare nome ad un “cesso” per farlo diventare un “salotto”.



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