May
2007
Finchè la barca va…
Il barcone scomparso
Dal pomeriggio di lunedì si è perso ogni contatto con una barca di
dieci metri partita dalla Libia con un carico di 57 cittadini eritrei. Un
appello a proseguire nelle ricerche, lanciato ieri mattina da Laura
Boldrini, portavoce dell’ufficio dell’Onu per i rifugiati (Unhcr), non ha
ancora avuto risposta. Tutto fa pensare all’ennesima tragedia
dell’immigrazione nel Mediterraneo.
Eppure lunedì mattina, alle 9,30, i passeggeri avevano visto un aereo
maltese volteggiare sulle loro teste e avevano creduto di essere in salvo.
In quel momento, uno di loro stava parlando con Lepeten, una donna eritrea
residente a Bologna. Le ha detto di quel piccolo aereo che da un paio
d’ore passava e ripassava. Ha aggiunto che dalla barca avevano già fatto,
col telefono satellitare, molte chiamate per chiedere aiuto. E per fortuna
l’aiuto era arrivato.
In realtà l’aereo partito da Malta stava svolgendo una ricognizione e non
era idoneo a un intervento di salvataggio. Il pilota ha segnato le
coordinate, ha scattato foto, ed è tornato alla base. Sulla barca la
situazione è diventata sempre più difficile. Entrava acqua. E le
telefonate continuavano. Con Bologna, con Bergamo, con l’Inghilterra.
Appelli disperati, ma precisi, indicando il numero esatto dei passeggeri:
non 53 come dicevamo i maltesi, ma 57. Un errore determinato dal fatto che
oltre agli uomini (28) e alle donne (23) c’erano anche sei bambini
piccoli, così piccoli che quasi tutti erano sfuggiti al conteggio.
Tra le 14,30 e le 15 di lunedì le comunicazioni tra i passeggeri della
barca e i connazionali residenti in Europa si sono interrotte. Verso le
16, l’aereo ricognitore maltese è tornato nella zona e non ha trovato
nulla. Poco dopo, quello stesso punto mare (a una ottantina di miglia a
sud di Malta) è stato raggiunto, all’ora programmata, le 18 della sera, da
una motovedetta. La barca non c’era più e il mare era molto mosso. Lo era
già quando i passeggeri hanno chiesto soccorso.
Inoltre il motore era rotto e lo scafista stava male, vomitava, non era
nelle condizioni fisiche per governare la barca che il vento trascinava
verso sud. Ma è difficilissimo che abbia raggiunto la terra. Le fotografie
scattate dall’aereo mostrano i passeggeri, molto probabilmente nelle
ultime ore di vita, che indossano i salvagenti e armeggiano con delle
taniche. Si distingue anche, in braccio alla madre, un bambino di pochi
mesi.
Fonte: La Repubblica
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Una notizia come questa non lascia risposta se non l’indignazione.
Il primo avvistamento e richiesta di aiuto è stato fatto alle 9,30 del mattino e la motovedetta è arrivata alle 18,00 (nove ore dopo!) giusto in tempo per non trovare nemmeno i resti.
Per eventi come questi non esistono giustificazioni, non ci sono scuse e sinceramente è molto difficile comprenderne il motivo…


























Paesi civili non rimanere inerti di fronte a queste cose..E’ un’offesa alla dignità umana!