11
September
2007

Liberati marinai tunisini Lampedusa0

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Il tribunale di Agrigento ha deciso la scarcerazione dei 7 marinai tunisini accusati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. I sette sono stati arrestati l’8 agosto, dopo avere soccorso 44 immigrati che avevano fatto naufragio.
I marittimi, a bordo di due motopesca, erano poi approdati a Lampedusa, nonostante il divieto della Capitaneria.
Cinque marinai lasceranno oggi il carcere, mentre per i due comandanti sono stati disposti gli arresti domiciliari presso un centro religioso.

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Meglio tardi che mai potremmo dire.
A nome di quei cittadini che non si riconoscono in questa “farsa” crociata verso il controllo, la giustizia, la sicurezza…
“Chiedo scusa ai 7 pescatori, generose e coraggiose vittime di un sistema legale che lascia uno strano sapore di arbitrarietà!
E l’immediata scarcerazione dei due comandanti e non arresti domiciliari!”

10
September
2007

Lavavetri, chiesta l’archiviazione0

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Il procuratore capo di Firenze Ubaldo Nannucci
FIRENZE - Il mestiere girovago di lavavetri è un illecito amministrativo, quindi non può essere oggetto di illecito penale. E’ con questa motivazione che il procuratore capo di Firenze Ubaldo Nannucci ha chiesto l’archiviazione per i lavavetri bloccati dopo il controverso provvedimento del Comune, che ha previsto contro di loro una sanzione fino a 206 euro o una pena fino a tre mesi d’arresto.

Il sindaco Leonardo Domenici però non si arrende e ha annunciato che è in arrivo una nuova ordinanza.

Questa mattina Nannucci ha depositato al Gip del tribunale di Firenze la richiesta di archiviazione. Oltre ad esprimere il suo parere sull’ordinanza, il procuratore capo ha parlato dell’ipotesi avanzate dall’assessore comunale alla sicurezza Graziano Cioni e dal primo cittadino sull’esistenza di un racket dei lavavetri.

“Ho scritto al comando provinciale dei carabinieri e alla questura per sapere se per caso avessero segnalato qualche tipo di condotta che meritasse la definizione di racket”, ha dichiarato. “Mi è stato riferito che non c’è stata nessuna segnalazione di questo tipo”.

Il sindaco di Firenze ha espresso “doverosa attenzione e rispetto” per l’atto di Nannucci, ma ha annunciato che porterà avanti il suo progetto e che l’amministrazione comunale “sta riflettendo
sulle osservazioni del procuratore e sta mettendo a punto una nuova ordinanza”.

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Dominici ha tuonato:”Andremo Avanti Comunque!”.

Complimenti signor Sindaco, vada avanti così, visto che ha già riscosso l’89% dei consensi della destra e l’88% del centro-destra, forse le è sfuggito un piccolo particolare, lei dovrebbe stare a “sinistra”.

Continui così sempre più vicino ai fascismi di Confferati e sempre più lontano dagli esempi dei grandi uomini che hanno cercato giustizia con la forza della nonviolenza (Ghandi, ML.King, Silo).

4
September
2007

Liberiamoli! Solidarietà ai 7 pescatori tunisini in carcere ad Agrigento0

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Mercoledì 8 agosto 2007 stava per consumarsi l’ennesima tragedia in mare, se 44 migranti provenienti da Sudan, Eritrea, Etiopia, Marocco, Togo, Costa D’Avorio – potenziali richiedenti asilo - non fossero stati salvati da due motopescherecci tunisini, il Mohamed El Hedi e il Morthada.
I coraggiosi pescatori che dal naufragio hanno salvato la vita anche a due bambini, di cui uno disabile, e due donne in stato di gravidanza, sono stati arrestati, appena arrivati al porto di Lampedusa, con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
In questi giorni presso il Tribunale di Agrigento si svolge il processo per direttissima che li vede imputati per avere compiuto un’azione umanitaria!
L’innocenza dei 7 pescatori tunisini è supportata dal valore economico dei due motopescherecci, dalle attività di pesca nelle quali erano impiegati, dalla loro iscrizione al compartimento marittimo di Monastir (Tunisia), dalle testimonianze dei migranti salvati, dal fatto che il salvataggio è avvenuto in piena trasparenza e buona fede, al punto che le autorità marittime tunisine ed italiane ne venivano tempestivamente informati.
Nessuna convenzione internazionale è stata violata dagli equipaggi tunisini, mentre non è affatto chiara la ricostruzione degli eventi proposta dalle autorità italiane.
La Convenzione internazionale di Montago Bay impone al comandante di una nave di prestare assistenza a chiunque si trovi in pericolo in mare, la Convenzione SOLAS stabilisce l’obbligo al comandante che, avendo ricevuto informazione circa la presenza di persone in pericolo in mare, a procedere con tutta rapidità alla loro assistenza, e la Convenzione SAR impone l’obbligo di prima assistenza e il dovere di sbarcare i naufraghi in un porto sicuro, senza distinzioni relative allo status delle persone o alle circostanze nelle quali avviene l’azione di salvataggio.
Secondo le Linee guida sul trattamento delle persone soccorse in mare adottato nel maggio 2004 dal Comitato marittimo per la sicurezza, il governo responsabile per la zona SAR nella quale sono stati recuperati i sopravvissuti è tenuto a fornire un luogo sicuro, ed il comandante dell’unità che ha operato il salvataggio può stabilire la destinazione sicura anche sulla base delle informazioni fornite dai naufraghi.
Al di là della vicenda giudiziaria, l’eco mediatico di quanto avvenuto sta già producendo centinaia di vittime a mare, poiché i motopescherecci che nelle acque del Mediterraneo si imbattono nei gommoni in avaria carichi di migranti si rifiutano di prestare soccorso a chi si trova davanti alla morte, per paura di subire la stessa sorte dei 7 pescatori tunisini.
Quanto accaduto in queste settimane nel Canale di Sicilia è conseguenza diretta della impostazione meramente repressiva con la quale la legge Bossi Fini ha modificato l’art. 12 del T.U. sull’immigrazione, con la successiva emanazione del Decreto interministeriale 14 luglio del 2003, che ha ulteriormente confuso le responsabilità di salvataggio nella zona cd. contigua ai limiti delle acque territoriali.

Oggi, Martedì 4 settembre 2007 ore 11,00 avverrà un SIT-IN davanti alla Prefettura di Agrigento per chiedere:

1. L’IMMEDIATA SCARCERAZIONE DEI 7 PESCATORI TUNISINI che da oltre 20 giorni si trovano ingiustamente reclusi nel carcere di Agrigento
2. IL RISPETTO DELLE CONVENZIONI INTERNAZIONALI CHE REGOLANO IL SALVATAGGIO IN MARE DEI NAUFRAGHI
3. IL POTENZIAMENTO DEGLI INTERVENTI DI SOCCORSO dei migranti in fuga verso l’Europa ed il PIENO RICONOSCIMENTO DEL DIRITTO DI ASILO
4. L’ABOLIZIONE DELLA LEGGE BOSSI-FINI basata sulla violazione dei diritti umani e civili e causa della clandestinità ed irregolarità dei migranti e del correlato Decreto interministeriale 14 luglio 2003
5. LA CESSAZIONE IMMEDIATA DELLE “MISSIONI FRONTEX”, strumento politico di repressione e morte per migliaia di migranti

4
September
2007

LAVAVETRI: I “SOTTO-ESSERI UMANI” E LA NEGAZIONE DEGLI OPPOSTI0

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Continua sui “media che fanno opinione” la propaganda al decreto che scaccia i lavavetri dalle strade della nostra e di altre città. La sinistra dice cose di destra e la destra si indigna perché “la sinistra le doveva dire prima”. L’assessore guadagna consensi e parla di legalità. Perché in effetti, per fare un esempio, il fatto che egli sia assessore alla viabilità e contemporaneamente presidente dell’azienda privata che gestisce i parcheggi a Firenze è pienamente legale.
O meglio, si parla di “ripristinare la legalità”, come se una volta questo bene così prezioso fosse esistito e adesso si fosse perso per colpa di lavavetri, prostitute, venditori ambulanti, mendicanti, fino ai writers.
E quando si parla di legalità non ci si riferisce certo a quei principi universali che garantiscono (o garantivano?) uguali diritti e identiche opportunità, stabiliscono modelli di accoglienza e solidarietà sociale e protezione dei più deboli, ma ad un insieme di norme stabilite da chi le leggi le fa per governare una città (o una regione, o uno stato) dove abitano esseri umani e sotto-esseri umani. E questo, e cioè il fatto che esistano specie di “caste”, esseri umani dichiaratamente inferiori, è un fatto che non viene messo in discussione. Come fosse “normale”, come la forza di gravità o il succedersi delle stagioni. La soglia di quello a cui ci stanno abituando a percepire come “normale” evidentemente si sta alzando, insieme al livello di crudeltà che permea le relazioni personali e l’ambiente sociale. Così tu percepisci il fastidio del lavavetri che insiste a offrirti una cosa di cui tu non hai bisogno. Ed è un fastidio “vero”, nel senso che realmente ci sono (o meglio c’erano) lavavetri alcuni dei quali importunavano donne sole e anziani. E poi la spugna bagnata sul vetro, che suscita reazioni spesso fuori scala anche perché si tocca la tua auto, che è un po’ parte della tua personalità oltre ad essere costata svariate migliaia di euro. Quello che non percepisci, che non ti immagini, è come vive un lavavetri, un mendicante, un ambulante. Da dove viene, in cosa crede, cosa pensa. O forse non ti interessa, per te è solo una spugna sul vetro. I sotto-esseri umani quando danno fastidio vengono nascosti: i rom lavavetri, quelli e quelle che si prostituiscono a clienti spesso insospettabili, i lavoratori immigrati clandestini di cui sempre si omette che l’industria italiana ha tanto tanto bisogno. Si punisce chi paga il pizzo con l’espulsione dall’associazione di categoria, si multa il lavavetri perché, dicono, si comincia dal basso a reprimere, forse perché più si sale nella catena più gli interessi si mischiano. Nelle campagne dell’India o del Bangladesh quando una donna subisce uno stupro viene allontanata dalla famiglia con disonore e spesso non ha altra alternativa che il suicidio. Oltre al danno la tragica beffa. La società, anche quella della città culla dell’umanesimo storico, punisce i più deboli, i più ricattabili, le vittime, con il fine dichiarato di ripristinare la legalità, ma in fondo perché è sempre meno capace di occuparsene. E quando una civiltà agisce così, l’esperienza storica dice che si trova al capolinea.

Quindi mi rivolgo a te, cittadino o cittadina comune, forse italiano, forse automobilista. E non ti chiederò se ti disturbava più il lavavetri o la condizione del fondo stradale criminale della nostra città, che ti fa rischiare l’osso del collo, o i lavori per una tramvia che non hai chiesto e che ti creerà solo problemi, o le multe da parte dei vigili che ti puniscono perché non hai messo il motorino in uno spazio che non esiste, o i lavori dell’alta velocità, o l’acqua che è diventata privata ed è aumentata del 16%, o lo strapotere dei centri commerciali, o l’affitto di mille euro per una casa di 50 metri quadri, o infine il tipo col suv (ormai sono tantissimi, forse per via delle condizioni delle strade?) che sfreccia a cento all’ora la notte sui viali zigzagando tra i suoi simili.
Ti chiedo di meditare sul fatto che, comunque sia, la posizione che abbracci sul caso dei lavavetri come su qualsiasi altro, la prendi a partire da una condizione che non hai scelto. Non hai scelto quando né dove nascere. E, in un mondo dove molti, troppi milioni di individui sono costretti a vivere come animali tu saresti potuto essere uno o una di loro. Forse non è facile da accettare o da comprendere; forse è necessario abbandonare qualche tensione o più verosimilmente è necessario che qualcosa dentro crolli affinché una cosa nuova e profonda possa sorgere. E finché sul pianeta permarranno le condizioni perché esista anche un solo sotto-essere umano, e tu od io avremmo quindi potuto essere lui, la lotta in favore dei diseredati, quella che tende a superare la discriminazione in ogni sua forma, troverà la sua più alta giustificazione morale.
Per aiutarti ti suggerirò un principio, detto “di negazione degli opposti”, su cui meditare, sentendo il tuo cuore, stanotte prima di addormentarti: “Non importa da che parte ti abbiano messo gli avvenimenti, ciò che importa è che tu comprenda che non hai scelto nessuna parte”.