October
2007
Raid con molotov contro la moschea
Due molotov contro il centro islamico di Abbiategrasso «Alif Baa»: è il terzo attentato nel giro di quattro mesi. Ieri, poco dopo le 14, un motociclista è entrato con il suo scooter nel cortile della moschea di via Crivellino e ha lanciato due bottiglie incendiarie contro la porta del centro islamico ed è fuggito. All’attentato ha assistito un frequentatore del centro: un egiziano di ventisette anni, che in quel momento stava fotocopiando documenti nell’ufficio accanto al salone della preghiera. La prima molotov è esplosa proprio di fronte alla finestra dell’ufficio, incendiando un bidone della spazzatura. Il giovane è uscito e ha visto il motociclista che stava per tirare un altro ordigno. Per paura, è rientrato subito nell’ufficio, chiudendosi a chiave.
Pochi secondi dopo, il boato: la seconda molotov era caduta vicino all’ingresso del salone della preghiera, senza però causare danni.
«Il fatto che non vi siano rivendicazioni è significativo», spiegano i carabinieri. «Non sappiamo cosa pensare: non abbiamo mai ricevuto minacce. Inoltre, in questo mesi abbiamo continuato le nostre attività senza mai avere il sospetto di essere diventati un problema, per qualcuno — racconta Mehana Mehana, 55 anni, egiziano, presidente del centro che è punto di riferimento per circa 600 fedeli di tredici nazionalità diverse —. Noi comunque non ci lasciamo intimidire».
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Si fa un gran parlare di “norme per la sicurezza” e questo tema è sempre più collegato all’immigrazione parlandone in termini di degrado.
Davanti a notizie come questa ci chiediamo: “chi si occupa della sicurezza di chi è accusato di causarci insicurezza?!”
Credo che sia necessario meditare invece di emanare ordinanze e decreti legislativi. Non è sufficiente riempirsi la bocca di parole come “tolleranza, dialogo, democrazia” bisogna iniziare a farlo.

























