27
October
2007

Storie di quotidiana follia!

i have no words

Discriminazione Razziale e Culturale da parte del Ministero dell’Interno Italiano per ottenere la cittadinanza italiana

Mi chiamo Mansour Mahmoud Alsalem Safran, sono nato in Giordania, ho 46 anni e da 25 anni vivo in Italia, a Torino. Ho chiesto la concessione della cittadinanza italiana (pratica n. K10/C/134899/R) e per due volte questa mi è stata rifiutata. Scrivo ora questa lettera per denunciare la discriminazione di cui mi sento vittima e per richiedere il vostro aiuto, affinché sia eliminata un’ingiustizia che, oltre me, colpisce migliaia di cittadini immigrati.

Sono legalmente residente in Italia da 25 anni. Ho avuto il primo permesso di soggiorno per motivi di studio il 21 agosto 1981, permesso che ho sempre rinnovato regolarmente fino ad oggi. Mi sono laureato in architettura presso Politecnico di Torino nel 1987, ho ottenuto la specializzazione in Tecnologia dell’architettura nel 1996, sempre presso il Politecnico di Torino, e ho poi conseguito il dottorato di ricerca in Pianificazione
Territoriale e Mercato Immobiliare presso l’Università “La Sapienza” di Roma nel 1999.

Nei 25 anni trascorsi in Italia, ho svolto numerose attività nell’ambito dei progetti di integrazione socio-culturale degli immigrati e nel 1997 ho fondato l’Associazione Culturale Italo-Araba “PETRA” con le finalità di rafforzare i legami di amicizia tra l’Italia e il mondo arabo, mediante iniziative di tipo educativo, socio-culturale e ricreative. L’associazione
organizza gratuitamente corsi di lingua italiana per stranieri e di educazione civica: l’intento è quello di operare per una pacifica convivenza e favorire l’integrazione. Dal 2002 ho aperto a Torino il ristorante Petra, situato nel cuore del quartiere San Salvario, unico in
Italia di cucina giordana e palestinese, recensito nel luglio 2007 dalla rivista D. come Donna allegata al quotidiano La Repubblica come uno dei tre migliori ristoranti etnici in Europa.

Il Ministero dell’Interno ha respinto per due volte la mia istanza di concessione della cittadinanza italiana. La prima istanza, presentata nel 2002, è stata rigettata nel 2005 sulla base del parere contrario espresso dall’Ufficio Immigrazione della Questura di Torino, motivato con queste testuali parole dalla D.I.G.O.S.: “Si è evidenziato negativamente in quanto, seppur soggiornante in Italia da diversi anni, è rimasto legato alle tradizioni di origine ed in particolare al mondo islamico. Pertanto non si può escludere possano sussistere motivi inerenti la sicurezza della Repubblica, che possano precludergli l’acquisto della cittadinanza italiana”.

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Ritengo che queste parole siano molto gravi. Io ho sposato una donna italiana, che svolge la professione di medico pediatra, sono un laico e non frequento le moschee. Non solo: nel ristorante Petra offro ai clienti vino arabo e italiano, che assaggio personalmente per testarne la qualità, pratica contraria ai dettami religiosi islamici. C’è di più: nel corso della
mia permanenza in Italia ho collaborato con le autorità pubbliche, svolgendo attività di traduttore per il Tribunale per i Minorenni di Torino, e tenendo corsi di arabo per la polizia locale.

Il mio impegno per l’integrazione è inoltre testimoniato dal fatto che nel 2005 ho fondato l’Associazione Borgo 8 dei commercianti di San Salvario, attraverso la quale commercianti stranieri e italiani lavorano insieme per contribuire allo sviluppo economico e sociale del quartiere, e nella quale rivesto attualmente la carica di vice presidente. Nel 2006 ho dato vita a un movimento denominato “Tutti per San Salvario”, al quale aderiscono tutte le associazioni del quartiere e l’Agenzia di sviluppo di San Salvario per valorizzare le risorse socio-culturali e artistiche della zona, al fine di ottenere una riqualificazione urbana e cambiare la percezione negativa che spesso in questi anni è stata associata a quest’area caratterizzata da una forte presenza di immigrati extracomunitari.

Mi chiedo e Vi chiedo: in che modo e perché la mia persona può costituire un pericolo per la Repubblica Italiana? Io sono un laico, come ho appena spiegato, sono sposato con una donna di religione cattolica, e mi impegno affinché si possa realizzare un’integrazione pacifica degli stranieri in Italia. Ma potrebbe in ogni caso costituire una colpa rimanere “legati alle tradizioni d’origine”, come contesta a me la D.I.G.O.S. di Torino? Inoltre, ho spiegato di aver collaborato con le autorità pubbliche: dovremmo quindi desumere che lo Stato Italiano si avvalga di servizi forniti da persone ritenute “pericolose per la Repubblica”?

Contro quel primo rifiuto ho fatto ricorso al T.A.R. che, nel novembre 2006, ha annullato il provvedimento parlando di “illegittimità” delle motivazioni addotte e predisponendo un aggiornamento dell’istruttoria.

L’aggiornamento è stato fatto e qui arriva la sorpresa più grande e più dolorosa: il 18 giugno il Ministero dell’Interno ha rifiutato per la seconda volta la concessione della cittadinanza. Questa volta, però, i motivi non sono stati nemmeno spiegati! Queste le parole scritte nel provvedimento: “Permangono motivi che fanno ritenere il Sig. Safran persona pericolosa e non affidabile per la sicurezza della Repubblica”. Quali motivi? Perché mi reputano una persona pericolosa? Il T.A.R. aveva annullato il primo provvedimento proprio perché insufficiente nelle motivazioni, ma in questo secondo rigetto le motivazioni sono del tutto assenti!

Ritengo di avere il diritto di sapere qual è il vero motivo del rifiuto e di conoscere e il termine di scadenza per presentare un eventuale ricorso per annullare il nuovo provvedimento.

Mi sono già rivolto al Consolato della Giordania in Italia e ho segnalato il mio caso ad Amnesty International, ma ora chiedo il Vostro aiuto per sbloccare questa situazione infelice.

Sono fiducioso che con il Vostro intervento sarà cancellata quest’ingiustizia, operata non solo nei miei confronti ma anche verso migliaia di immigrati in tutta Italia ai quali viene rifiutata l’istanza di cittadinanza per motivi culturali. Si tratta di un’autentica discriminazione razziale e culturale da parte dello stato italiano.

Vi ringrazio dell’attenzione e dell’interessamento che vorrete avere per il mio caso. Sono a disposizione per qualsiasi informazione.

Con i migliori saluti.

Mansour Mahmoud Alsalem Safran



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