18
January
2008

Permessi di Soggiorno: i tempi della burocrazia

please wait...

1.000.000 di pratiche ferme.
1.000.000 di immigrati regolari in attesa dei loro documenti.

Il rinnovo dei permessi di soggiorno è “costoso e zoppicante”, aveva ammesso il ministro dell’Interno, Giuliano Amato. E infatti le questure adesso rischiano il collasso. Al 9 gennaio scorso, i dati fotografano una situazione drammatica: corrono le richieste (1.310.072), arrancano le risposte (372.569 i permessi elettronici attivati). Eppure la direttiva del 5 agosto 2006, prevedeva “un termine di 20 giorni dalla data di presentazione della domanda di rinnovo, per la definizione del relativo procedimento da parte dell’autorità competente”. Le cose però sono andate ben diversamente.

Il permesso di soggiorno è il documento-chiave degli immigrati: senza, si sprofonda nell’illegalità. Ha una scadenza e va rinnovato. Quanto dura? Fino a sei mesi per lavoro stagionale, fino a un anno per studio o formazione professionale, fino a due anni per lavoro autonomo, subordinato e per ricongiungimento familiare.

Che il sistema del rilascio e del rinnovo dei permessi di soggiorno non funzioni è sotto gli occhi di tutti. Entrata in vigore l’11 dicembre del 2006, la convenzione tra Poste e Viminale (voluta dal precedente governo Berlusconi) ha finora prodotto due risultati certi: l’allungarsi dei tempi e l’aumento dei costi dei permessi (72,12 euro a persona, per la precisione, prima erano invece pochi spiccioli). Anche per questo, la nuova legge sull’immigrazione all’esame della Camera (la Amato-Ferrero) prevede il progressivo passaggio di competenze dalle Poste ai comuni, oltre a una maggiore durata dei permessi di soggiorno.

Da mesi, Poste - a cui spetta la prima fase di lavorazione delle pratiche - rispetta i tempi di consegna: nell’arco di una settimana i dati vengono immessi nei computer e inviati alle questure. A lungo però le cose sono andate diversamente e questo ha complicato il lavoro delle questure. Qui nasce infatti l’ingorgo, dovuto principalmente all’attesa per la prima convocazione dell’immigrato. Secondo i sindacati oggi supera i nove mesi.

fonte: La Repubblica
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Il paradosso è che in questo modo, la maggior parte delle persone ricevono il rinnovo al momento che questo è nuovamente scaduto, quindi la trafila ricomincia. Poiché l’assunzione di un immigrato irregolare è punibile anche penalmente, molti datori di lavoro dubitano e temono di assumere un dipendente che si presenta solamente col cedolino del rinnovo rilasciato dalle Poste e così il rischio che si corre è anche la perdita di un contratto (indispensabile per avere quello stesso permesso di soggiorno). Le Istituzioni dovrebbero occuparsi di far circolare meglio l’informazione invece di continuare ad investire in campagne di repressione che hanno come unico risultato l’aumento della discriminazione.

Sottolineiamo e denunciamo anche il fatto che i 72 euro necessari per la richiesta (qualcuno riesce a giustificare tale spesa?) devono essere pagati subito per un servizio (o meglio disservizio) per il quale gli immigrati dovrebbero essere invece risarciti.

A chi ci sta chiedendo informazioni sulle graduatorie, sugli esiti dell’ultimo decreto flussi, che dire? se il buondì si vede dal mattino, armiamoci di pazienza amici, che di tempo da aspettare ce ne sarà molto!



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