31
March
2008

Provvedimento delle Questure per i malati in stato di irregolarità
Le cure sanitarie per gli immigrati in condizioni di irregolarità stanno diventando un optional
Le cure sanitarie per gli immigrati in condizioni di irregolarità stanno diventando un optional. Il caso è esploso con la vicenda di una donna nigeriana, per cui la prefettura di Palermo ha emesso un provvedimento di allontanamento dal territorio nazionale nonostante questa risultasse affetta da infezione Hiv, stesso provvedimento sempre nella stessa città si stava per adottare giorni or sono ai danni di un cittadino montenegrino affetto dalla stessa patologia. Sulla base di non meglio precisate «disposizioni ministeriali impartite in risposta a quesiti posti dagli uffici periferici», e «alla luce di una più attenta ed analitica lettura del dettato normativo, coordinato con le istruzioni ministeriali» alcune questure hanno emesso circolari nelle quali, dopo il dovuto richiamo all’art 35 del testo unico sull’immigrazione, si ribadiva che gli uffici non avrebbero più rilasciato permessi di soggiorno per cure mediche a stranieri irregolarmente presenti nel territorio dello stato, ad eccezione delle donne in stato di gravidanza e fino a sei mesi di vita del bambino, così come espressamente previsto dall’art. 28 c.1 lett.c del citato Dpr 349/99 così come modificato dal Dpr n.304/04, in relazione all’art. 19 del D.L.vo n.286/98. I risultati concreti di questa «più attenta ed analitica lettura del dettato normativo italiano» sono stati numerosi provvedimenti di espulsione nei confronti di persone già da tempo in cura presso strutture pubbliche italiane, e in molti casi già titolari di un permesso di soggiorno per motivi di cure mediche, con l’avvertenza «che si provvederà alla sospensione dell’esecuzione del provvedimento, in presenza di certificazione medica attestante la gravità della patologia e la necessità della erogazione di prestazioni sanitarie urgenti e comunque essenziali». Non si comprende quale principio di sana, imparziale e trasparente amministrazione possa portare le Questure ad emettere provvedimenti che producono effetti che possono essere immediatamente sospesi, sulla base di una certificazione medica di cui sono o potrebbero essere già in possesso, con l’unica conseguenza di instaurare situazioni di contenzioso, o di allontanamento nella clandestinità dei destinatari, e con grave nocumento della salute loro, oltre che di quella di tutti i cittadini, trattandosi spesso di patologie altamente infettive. Se poi i provvedimenti non dovessero essere sospesi si tratterebbe di una vera e propria condanna a morte disposta per via amministrativa, in quanto è noto che le possibilità effettive di cura dell’Aids e di altre patologie altrettanto gravi, in paesi come gli stati della ex Jugoslavia o la Nigeria, sono praticamente vicine allo zero, soprattutto per chi viene rimpatriato senza mezzi economici a seguito di una espulsione con accompagnamento.
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Posted:
27
March
2008

La petizione on-line contro la base radar in Repubblica Ceca ha già superato le 5.000 firme (la maggioranza delle quali provenienti dalla Rep. Ceca), ma siamo ancora molto lontani dall’obiettivo. Abbiamo la possibilità di influenzare la situazione in Repubblica Ceca e mostrare la “forza della nonviolenza”, ma per far questo c’è bisogno di molte più firme da tutto il mondo.
Per firmare basta andare sul sito www.nonviolence.cz e scegliere una lingua tra ceco, italiano, spagnolo e inglese.
Il progetto degli Stati Uniti NMD – sistema missilistico nazionale, è un progetto molto complesso che prevede la produzione di nuove armi e l’installazione di basi militari americane in diversi punti del pianeta. In particolare in Europa il primo passo è l’installazione di un radar in Repubblica Ceca e di una base con missili intercettori in Polonia.
Questo piano ha diviso l’Europa, che al momento attuale non è in grado di dare una risposta unita, coerente e nonviolenta alla politica aggressiva degli Stati Uniti. Le reazioni della Russia e della Cina hanno creato un’atmosfera da “guerra fredda”. Aumentano le tensioni internazionali, è ripresa una folle corsa agli armamenti (convenzionali e nucleari) e soprattutto si pongono le basi per la militarizzazione ed il controllo dello spazio.
Il 70% della popolazione ceca è contraria all’installazione di una base militare degli Stati Uniti sul proprio territorio. Nonostante questo il governo ceco e quello americano continuano le trattative che ormai stanno volgendo al termine.
Il popolo ceco dichiara che qualsiasi contratto il governo ceco stipulerà con quello americano sul progetto dell’installazione di basi militari USA sul territorio della Repubblica Ceca, non avrà nessun valore legale, per cui il popolo ceco non si sentirà in alcun modo vincolato a nessun tipo di impegno. Non basta un rispetto formale della legge raggiungendo in Parlamento una maggioranza relativa per parlare di vera democrazia. Quando un Governo prende una decisione che va chiaramente contro la volontà della maggioranza dei cittadini non rispetta la democrazia nel suo spirito e nella sua essenza più profonda.
Il governo USA deve comprendere chiaramente che sta dialogando non con il popolo ceco ma con una minoranza che non rappresenta la volontà della maggioranza dei cittadini, per cui qualsiasi accordo non avrà nessun valore legale. Gli amici americani devono anche comprendere chiaramente che la loro politica sta generando un sentimento diffuso di “antiamericanismo” che prima non era presente nella cultura ceca. La loro politica aggressiva si rivolgerà contro loro stessi. Sappiamo che è già cominciata una azione nonviolenta di boicottaggio dei prodotti americani e questo fenomeno potrà diffondersi enormemente anche oltre i confini del territorio ceco.
La maggioranza dei cechi non vuole basi militari straniere sul proprio territorio. La maggioranza dei cechi vuole decidere su questi problemi tramite un referendum, strumento fondamentale di qualsiasi democrazia.
Jan Tamáš
Movimento nonviolento contro le basi in repubblica ceca
Dana Feminová
Europa per la pace
Posted:
19
March
2008

Firma la petizione che sarà inviata ai Ministeri competenti.
In Italia, centinaia di migliaia di migranti sono costretti all’”irregolarità” da una legge, la Bossi Fini,
spietata e crudele, ma ancora in vigore. Si tratta di persone che quotidianamente contribuiscono a costruire la realtà delle nostre città, con il loro lavoro, con la loro presenza, con i loro progetti e le loro esperienze. Nonostante questo, sono
invisibili, privi di diritti. L’ultimo Decreto Flussi, quello emanato negli ultimi mesi dell’anno 2007, ha confermato una
situazione allarmante, rappresentata dall’inoltro di oltre 700.000 domande.
E’ cosa risaputa come queste riguardino, per la quasi totalità, persone già presenti in questo paese. A fronte di oltre 700.000 domande presentate solo 170.000 sono le quote di ingresso messe a disposizione. Questi numeri aiutano a capire come ogni tentativo di “governare le migrazioni” gestendone in qualche modo i “flussi” sia assolutamente anacronistico.
E’ questa idea stessa a produrre “clandestinità”. Inoltre, la procedura messa in campo per gestire l’invio delle domande si è rivelata un vero e proprio caos telematico. Le ricevute attestanti il ricevimento delle pratiche riportano orari che non
hanno alcun riferimento all’orario reale di invio. Da più parti sono stati ipotizzati anche ricorsi legali, assolutamente auspicabili. Rimane comunque il problema dei posti disponibili e questa è una prima forma di “ricorso collettivo” contro l’ingiustizia che vorrebbe escludere centinaia di migliaia di persone dalla possibilità di avere il loro titolo di soggiorno.
La retorica del discorso sull’immigrazione impone che, per entrare in Italia, sia necessario avere un lavoro ed una casa. Ma questa stessa retorica impallidisce davanti alla realtà: tutte le domande presentate con il decreto flussi riguardano persone con un lavoro, ed una casa disponibili. Nonostante questo la loro presenza continuerà ad essere negata, o peggio, motivo di iniziative “contro il pericolo clandestinità”. Ogni ipotesi di Decreto Flussi per l’anno 2008 non può non tener conto delle domande ancora inevase. Diciamo questo anche perché la politica, in questi giorni impegnata nella campagna elettorale, rischia di giocare sulla pelle dei migranti slogan o false promesse, o peggio, di sottrarsi al dibattito.
Ma in gioco c’è la vita di centinaia di migliaia di persone. Consapevoli che la soluzione più corretta ed immediata sarebbe quella di una sanatoria per tutti i migranti presenti nel territorio italiano, che eviterebbe anche un inutile viaggio “clandestino” a ritroso verso il paese d’origine (con il decreto flussi si continua a fingere che i migranti assunti si trovino nel loro paese di residenza) chiediamo quantomeno una iniziativa minima per il riconoscimento del loro diritto ad avere almeno un permesso di soggiorno.
Cliccando qua potete scaricare la lettera e la petizione con cui chiediamo l’accoglimento di tutte le domande presentate con il Decreto Flussi 2007.
Posted:
10
March
2008

E’ con grande tristezza ed indignazione che vi comunichiamo che Fued NON è stato ancora liberato.
La notizia della sua liberazione era stata comunicata dal suo avvocato che aveva ricevuto la telefonata da un collega in Tunisia comunicando l’esito del processo che Fued ha subito a Tunisi. La sentenza era stata comunque di colpevolezza, ma con una condanna a 1 anno. Avendo Fued già scontato 1 anno e 2 mesi in carcere doveva essere scarcerato subito. Invece Fued non solo non è uscito di prigione, ma dovrà subire un secondo processo (di Appello) tra due mesi, richiesto dal PM Tunisino, e che fino a quella data non potrà essere rilasciato.
Vi aggiorneremo a breve.
Continuiamo con forza e speranza!
Posted:
5
March
2008

Foued Cherif, simpatizzante del centro delle Culture di Milano e detenuto in Tunisia (vittima di una specie di “rendition”), è finalmente stato scarcerato.
A breve nuove e più dettagliate informazioni.
Per chi non lo ricordasse un po’ di storia:
La mattina del 4 gennaio 2007 la Digos di Milano ha prelevato Cherif Foued dal suo posto di lavoro e lo ha portato presso la Questura dove gli e’ stato notificato un decreto di espulsione. A motivo dell’espulsione, in breve, il sospetto che Foued sia uno spalleggiatore di terroristi. La notte del 4 gennaio, Cherif Foued e’ stato imbarcato per la Tunisia senza permettergli di contattare un avvocato, senza potersi difendere, senza sapere con esattezza i capi di imputazione e soprattutto subendo la violenza morale di venire strappato ai suoi affetti.
Foued e’ stato rinchiuso dal 5 al 15 gennaio nel dipartimento del Ministero degli Interni tunisino, in carcere di isolamento, il 16 e’ stato portato in un carcere civile sotto la giurisdizione militare, e solo il 18 gennaio la famiglia ha avuto notizie su dove si trovava Foued. Cherif Foued e’ incensurato, non e’ mai stato indagato dall’Autorita’ Giudiziaria italiana o straniera. La sua unica colpa e’ stata di essere stato identificato, durante una perquisizione, nell’appartamento di alcuni cittadini tunisini indagati per presunte attivita’ terroristiche e peraltro assolti dalla Corte di Assise di Milano. Foued e’ stato espulso in Tunisia illegittimamente, creando un precedente gravissimo per la nostra democrazia e per il principio del diritto alla Difesa.
Non si puo’ stare inermi a guardare quando l’antiterrorismo, che vorrebbe colpire il terrorismo, diviene abuso; quando vengono negati i diritti a coloro che sono stati accusati di essere i nemici ma, come esseri umani, come imputati, hanno diritto a un avvocato, a un processo,
a un giudice, diritto a un trattamento dignitoso e umano. Invece si ritrovano in carceri di Paesi compiacenti, disposti a interrogarli con ogni mezzo e a detenerli senza processo. Non si tratta di illazioni ma di fatti ammessi anche dal Dipartimento di Stato americano che ne parla
come di una prassi usata e abusata anche ai danni dei cittadini europei.
L’espulsione di Foued e’ illegittima perche’non ci sono prove, non e’ mai stato indagato ne’ in Italia ne’ all’estero; non ha goduto del diritto di difesa; esiste un divieto di espatrio verso Paesi ove chi viene espulso potrebbe essere soggetto a pene illegali e comunque ove non gode dei diritti civili. La Tunisia, secondo il rapporto di Amnesty International del 2006 non garantisce i diritti e pratica la tortura. Il nostro Paese aderisce a patti comunitari, europei e internazionali, che garantiscono la difesa di tali diritti.
Breve biografia di Foued Cherif
CHERIF FOUED BEN FITOURI e’ nato a Tunisi il 31 maggio 1970. Cherif Foued vive in Italia da oltre10 anni dove ha un lavoro, e’ sposato con una cittadina italiana e ha tre bambine: Amira 10 anni, Sara 5 anni e Asia 2 anni e mezzo. Oltre alla sua attivita’ lavorativa (ha una sua impresa edile la Cherif Edilizia), si e’ da sempre occupato dei problemi legati all’integrazione e al rispetto dei diritti dei cittadini stranieri a Milano, ha partecipato ad attivita’ con il Centro delle Culture di via Vela a Milano, ha promosso il dialogo tra le culture collaborando alla redazione e diffusione della rivista Alien. Tutte queste attivita’ lo hanno portato ad avere numerosi contatti con persone che oggi possono testimoniare il suo impegno sociale la sua serieta’ e disponibilita’.
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