May
2008
Rom: quando l’immaginario collettivo oscura la realtà

In Ue sono 9-12 milioni. Circa 300 mila vivono in Francia, 300 mila nel Regno Unito (300 mila), 800 mila Bulgaria, Spagna e Ungheria. Italia al quattordicesimo posto
Non esiste un’unica popolazione rom o “zingara” e non esiste soprattutto ancora un censimento ufficiale in Europa su di loro. Secondo gli studiosi, le popolazioni rom sono infatti una «galassia» di minoranze che però non hanno la stessa storia, né una cultura omogenea o un’unica religione. In comune hanno una lingua di ceppo indiano, anche se i diversi gruppi parlano dialetti con molte differenze, dovute ai molteplici prestiti linguistici mutuati dal Paese in cui si sono radicati. È difficile quindi stimare quante persone appartengano a questa galassia di minoranze. Si parla di dodici-quindici milioni di individui in tutto il mondo: la maggior parte vive in Europa di cui il 60-70% nei Paesi dell’Est.
In genere i rom provengono dall’est, mentre a ovest troviamo i sinti, i manus, i kale, i romanichals (o romanicèls), con esigue minoranze di rom. Si tratterebbe quindi di una «minoranza diffusa», dispersa e transnazionale. In questa situazione si complica quindi la definizione dei diritti dei rom. Secondo uno studio pubblicato da Aggiornamenti sociali, mensile gesuita, su scala nazionale, i rom e i sinti acquisiscono diritti esclusivamente come individui, quando sono riconosciuti cittadini di uno Stato (e risultano quindi «territorializzati», almeno a questa scala). I rom non hanno una patria comune, né tanto meno una terra promessa ove fare ritorno. Subiscono le conseguenze della concezione di Stato-nazione moderno che consiste nell’identificare luogo e cultura, intrappolando persone e istituzioni entro schemi territoriali che non permettono di rendere conto di tutte le situazioni.
In Europa si calcola che viva un gruppo di circa 9-12 milioni di persone e in qualche paese del centro e dell’est europa (Romania, Bulgaria, Serbia, Turchia, Slovacchia) arrivano a rappresentare fino al 5% della popolazione. In base alle informazioni che abbiamo a disposizione, si può dire che la Romania guida la classifica dei paesi con maggior numero di gitani: l’ultimo censimento ufficiale per la Romania (2002) parlava di una minoranza che si aggira tra il milione e 200 mila e i due milioni e mezzo. Seguono Bulgaria, Spagna e Ungheria a pari merito (800 mila), Serbia e Repubblica Slovacca (520 mila), Francia e Russia (tra i 340 e 400 mila; ma secondo il rapporto di Dominique Steinberger del 2000 in Francia vivrebbero almeno un milione di zingari, Regno Unito (300 mila), Macedonia (260 mila), Repubblica ceca (300 mila), Grecia (350 mila). L’Italia è al quattordicesimo posto con una stima, ufficiosa in assenza di un censimento, che si aggira sui 120 mila. Sappiamo che oggi quel numero è salito fino a 150-170 mila. (pan)
Fonte:Redattore Sociale
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Rom, non esiste un modello europeo d’integrazione
Il caso della Francia, dove ogni comune con più di 5000 abitanti deve dotarsi di un’area di accoglienza per i rom, ma chi non rispetta le regole viene allontanato
Non esiste ancora un modello unico europeo di politica di integrazione dei Rom. Ci sono vari modelli nazionali. Tra questi di recente è stato preso molto a riferimento quello francese perché mescola – o tenta di mescolare – l’accoglienza alle politiche di sicurezza più rigide. Esiste in Francia la legge Besson (la prima del 1990, la seconda del 2000): ogni comune con più di cinquemila abitanti deve essere dotato di un’area di accoglienza per i rom. Con l’avvento al potere di Sarkozy (prima ministro dell’Interno, poi premier) la legge Besson è stata affiancata da una stretta in termini di sicurezza. Dal 2003 sono in vigore sanzioni particolarmente pesanti contro le infrazioni. Chi non rispetta le regole dei campi e dell’accoglienza viene allontanato. Anche chi occupa abusivamente un’area può essere arrestato. In ogni caso la legge Besson presentava i campi come una soluzione di passaggio e prevedeva un programma immobiliare di case da dare in affitto ai gitani stanziali e terreni familiari su cui poter costruire piccole case per alcune famiglie semistanziali e in condizioni molto precarie. Nella regione di Parigi sono stati creati campi per 560 posti in dieci anni (ne servirebbero tra i 6 e gli 8 mila) e in tutto il territorio francese ce ne sono 10 mila, un terzo di quelli necessari. Ma molti gitani e manouche vivono in case popolari e in vecchi quartieri. Pagano regolarmente l’affitto, la luce e l’acqua. (pan)
Rom, quando l’immaginario collettivo oscura la realtà
Sono circa 130-150 mila nel paese e sono il popolo meno gradito agli italiani: per l’81% sono poco o per nulla simpatici e per il 92% ”zingaro” equivale a ”ladro”
Quanti sono in Italia i rom e i sinti? A differenza di quello che si pensa normalmente sono pochi: si stimano infatti fra le 130 mila e le 150 mila unità. Rappresentano tuttavia la minoranza più consistente, anche se, con lo 0,25%, costituiscono la percentuale più bassa dell’Europa mediterranea; nettamente inferiore allo 0,6% della Francia, all’1,8% della Spagna e al 2% circa della Grecia. La metà di loro (si tratta di circa 70mila persone giunte in Italia fra il XV secolo e il 1950) ha la cittadinanza italiana, mentre tutti gli altrii sono extracomunitari (provenienti soprattutto dalla ex Iugoslavia) o cittadini comunitari della Romania. Una minoranza nella minoranza è quella proveniente dalla Francia. La stragrande maggioranza dei rom e dei sinti residenti in Italia è stanziale; molti di loro non hanno nessuna esperienza di nomadismo. Si stima che solo l’8% pratica ancora qualche forma di nomadismo, ma non si tratta mai di un vagabondare senza meta, quanto piuttosto di spostamenti ciclici su aree ben definite, effettuati per ragioni di lavoro e commercio. Sono i dati contenuti in una ricerca pubblicata da Aggiornamenti Sociali, mensile di ispirazione cristiana, redatto da un gruppo di gesuiti e di laici, impegnati nei Centri Studi Sociali di Milano e di Palermo con la collaborazione di esperti qualificati nelle varie discipline (fa parte della rete delle riviste sociali e dei Centri Studi Sociali dei gesuiti in Europa, e della Federazione «Jesuit Social Network – Italia). I dati rielaborati fanno riferimento alla ricerca “Cosa sanno e cosa pensano gli italiani di rom e sinti?”, commissionata dal ministero dell’Interno ed effettuata nel giugno 2007 dall’Istituto per gli Studi sulla Pubblica Opinione e della ricerca complementare “Voci zingare: l’ignota galassia si presenta”, effettuata sempre dall’Ispo nell’ottobre 2007.
Nella ricerca si divide l’analisi in due. Da una parte la raccolta di dati generali sulle presenze dei rom, dall”altra l’immaginario sui rom e dei rom. Dalla ricerca risulta che le opinioni diffuse nei confronti di rom e sinti sono estremamente negative: sono infatti il popolo meno gradito agli italiani: l’81% del campione li giudica poco o per nulla simpatici, mentre solo il 39% esprime un giudizio altrettanto duro sull’insieme degli immigrati. Tolti coloro che dichiarano di non sapere come rispondere, solo il 6,7% li considera simpatici. Se è vero che in generale la simpatia nei confronti di tutte le popolazioni considerate straniere è diminuita in questi anni, è pur vero che nessun gruppo etnico ha una valutazione così negativa in Italia. Altro elemento da rimarcare, e su cui occorrerebbe avviare una seria riflessione, è quello - inaspettato - del rapporto fra pregiudizio e livello di scolarizzazione: i nostri dati mostrano infatti che, mentre all’aumentare del titolo di studio aumenta la simpatia per i popoli stranieri, nel caso dei romeni e, soprattutto, dei rom e sinti, avviene il contrario. Al crescere del titolo di studio, cioè, cresce l’antipatia nei confronti di queste popolazioni: se il 71% di quanti hanno la licenza elementare non ha simpatia verso questi gruppi, la percentuale sale al 90% fra quanti hanno la laurea. Infine, il sentimento di antipatia è diffuso trasversalmente rispetto all’autocollocazione politica, quasi senza scarti fra chi si sente di destra o di centro-destra (88%) e chi si sente di sinistra (86%).
Le rappresentazioni emerse non sono quasi mai positive, ma si legano immediatamente, e come prima risposta, da un lato a immagini e sentimenti di avversione (per il 47%), dall’altro a un’idea di emarginazione e povertà (35%). L’immagine dello «zingaro» tende a combaciare con quella del ladro (secondo il 92% del nostro campione), che vive in un gruppo chiuso (87%), che sta «per propria scelta» in campi ai margini della città (83%), e che in molti casi sfrutta i bambini (92%). Al tempo stesso vi sono anche alcune opinioni più positive. Il 65% del campione ammette - ed è un’ammissione importante - che si tratta di un popolo emarginato, uno dei più discriminati, che subisce la propria condizione e non l’ha presa come scelta di vita. Circa il 73% tende a considerare rom e sinti come dotati di un grande senso di libertà (in questo riprendendo un po’ lo stereotipo cinematografico dei «figli del vento») e con comunità molto solidali al proprio interno (85%). Hanno anche un immaginario maggiormente «positivo», che comunque si affianca a opinioni negative, soprattutto i pensionati (per il 73%), i residenti nel Nord-Est (74%) e chi si colloca a sinistra (71%). Gli atteggiamenti più radicalmente ostili e che non mostrano aperture sono dominanti tra quanti sono più disinformati. La ricerca pubblicata da Aggiornamenti sociali è stata curata da Paola Arrigoni, ricercatrice dell’Istituto per gli Studi sulla Pubblica Opinione (Ispo) e da Tommaso Vitale, docente di Sociologia all’Università Bicocca di Milano. (pan)

























Chiarimento giustissiomo al fine di evitare equivoci