29
December
2008

Striscia di Gaza: L’irrazionale logica della Guerra1

peace is possible

I recenti bombardamenti da parte di Israele nella striscia di Gaza, stanno commuovendo il mondo intero, in primo luogo per la quantità di vittime, in secondo luogo per le conseguenze che può dare un escalation bellica, in un mondo che si trova sull’orlo di un disastro nucleare.

La pretesa da parte di Israele, di giustificare questo sanguinoso bombardamento, come parte di una lotta contro gli attacchi di Hamas, non è altro che un nuovo tentativo di voler rendere valido un massacro, per mezzo dell’ipocrita e irrazionale argomento con il quale i prepotenti guerrafondai stanno portando il mondo verso l’ecatombe.Bisogna ricordare ancora una volta che la crescita del terrorismo negli ultimi tempi è stata in buona parte una conseguenza e una risposta, violenta e anche irrazionale, nel quadro di una spirale di abusi da parte delle potenze belliche verso nazioni più deboli. In questo contesto, pretendere di differenziare la violenza degli eserciti formali, che opprimono e massacrano popoli interi, dalla violenza terroristica che semina morte e orrore, come se la prima fosse legale ed ammissibile e la seconda illegale e riprovevole, fa parte della grande ipocrisia della politica internazionale.Nel minuscolo territorio della striscia di Gaza vivono, o tentano di sopravvivere, più di un milione e mezzo di palestinesi, cercando di lavorare per quanto possono nella stessa Israele, e sussistendo grazie agli “aiuti umanitari” della ONU. Il recente blocco da parte di Israele, con il pretesto di considerarlo territorio ostile perché ospita il terrorismo di Hamas, ha mostrato fino a che punto si cerca di mantenere questa popolazione sotto un permanente ricatto tra premi e castighi. In questa situazione, non ci dobbiamo sorprendere quindi dell’appoggio che i violenti possono avere tra la popolazione. È bene ricordare anche che la Striscia di Gaza è un territorio che apparteneva all’Egitto, e che Israele ha occupato 40 anni fa, fino a che recentemente è passata a formare parte del territorio controllato dalle Autorità Nazionali Palestinesi. Questa forma di procedere, di invadere territori, sia per installarsi definitivamente, che per poi negoziare lente ritirate in cambio di mantenere il controllo e il potere in qualche forma, è la stessa cosa che fanno gli USA e i suoi alleati per disciplinare il mondo e gestire le sue risorse naturali.Non bisogna sorprendersi allora, che di fronte a tali prepotenti azioni, sorgano reazioni ogni volta più mostruose, per i quali a loro volta i potenti cercano di giustificare l’aumento della loro arroganza, alimentando il circolo vizioso della violenza che ci può portare rapidamente ad una catastrofe nucleare, visto che la maggior parte degli attori dei conflitti vigenti nel mondo sono potenze nucleari. E non si deve dimenticare che l’attuale crisi economica internazionale fa diventare più pericoloso l’arrogante, che può trovare nella guerra una “soluzione politica” di una situazione che è uscita dal suo controllo.Di sicuro tutti i conflitti del mondo potrebbero essere risolti pacificamente, a condizione che si avanzi verso la concezione di una Nazione Umana Universale, nella quale tutti i paesi si occupino di assicurare che ogni popolo possa svilupparsi, ed abbia un territorio dove lavorare in pace, senza pressioni o ricatti. Bisogna comprendere anche che l’intolleranza culturale e religiosa sono forme di violenza a partire da cui si suole giustificare, con logica irrazionale, le escalation di violenza fisica. Molte cose si dovranno fare perché i popoli prendano coscienza che in un mondo di intolleranza e di ingiustizia, nessuno potrà vivere in pace. Ma in questa presa di coscienza bisogna iniziare dalle cose più urgenti: decomprimere le situazioni di estrema tensione, e disarticolare i fattori di pressione e ricatto.Per questo, è fondamentale e prioritario che in tutto il mondo, le forze d’invasione si ritirino dai territori occupati, e che si inizi subito il disarmo nucleare.In questo caso particolare, non solamente Israele dovrebbe smettere di attaccare immediatamente il popolo di Gaza, ma in più dovrebbe rivalutare la sua politica intransigente e oppressiva verso il popolo palestinese. Il popolo palestinese, a sua volta dovrebbe prendere coscienza che è necessario cercare una soluzione attraverso alleanze di pace con altri popoli del mondo, e smettere di credere nell’ostinazione suicida dei violenti.

Guillermo Sullings
Portavoce dell Umanesimo in Argentina

9
December
2008

Decreto Flussi 2008 - 150.000 quote a disposizione0

flussi 2008

Priorità a colf, badanti e nazionalità riservate. Datori di lavoro stranieri solo se con carta di soggiorno

E’ stato firmato il 3 dicembre 2008 il testo del decreto flussi per l’anno 2008.

La divisione delle quote
150.000 ingressi suddivisi tra:

- 44.600 lavoratori domestici o di altri settori produttivi, provenienti da Paesi che hanno sottoscritto o stanno per sottoscrivere specifici accordi di cooperazione in materia migratoria
Cittadini albanesi 4.500
Cittadini algerini 1.000
Cittadini del Bangladesh 3.000
Cittadini egiziani 8.000
Cittadini filippini 5.000
Cittadini ghanesi 1.000
Cittadini marocchini 4.500
Cittadini moldavi 6.500
Cittadini nigeriani 1.500
Cittadini pakistani 1.000
Cittadini senegalesi 1.000
Cittadini somali 100
Cittadini dello Sri Lanka 3.500
Cittadini tunisini 4.000

- 105.400 lavoratori domestici o di assistenza alla persona, provenienti da altri Paesi

Non vi sarà inoltro di domande
Non vi sarà nessun click day, ma verranno prese in considerazione, scorrendo la graduatoria, soltando le domande presentate fino al 31 maggio 2008 nell’ambito del decreto flussi 2007

I datori di lavoro stranieri solo con carta di soggiorno
Attraverso il sito del Ministero dell’Interno, che metterà a disposizione un appposita pagina web, a partire dal 15 dicembre ed entro i venti giorni successivi i datori di lavoro stranieri dovranno confermare la volontà di assumere un lavoratore dall’astero e soprattutto dimostrare il possesso di un Permesso di Soggiorno Ce di lungo periodo o di aver inoltrato domanda per ottenerlo.

Confermate quindi dunque tutte le anticipazioni di questi mesi.
Il decreto fa appello proprio al momento di crisi rilevando la necessità da un lato di contenere gli ingressi, dall’altro di dare priorità al settore dell’assistenza familiare.

Come è noto la grande maggiornaza degli aspiranti lavoratori è già presente sul territorio nazionale, si tratta quindi di una forma mascherata di regolarizzazione messa in campo però a partire dalle presenze e quindi dalle domande presentate lo scorso anno. Migliaia di persone escluse dal precedente decreto ed in attesa di poter concorrere alla conquista di un permesso. niente da fare invece per chi è entrato irregolarmente o è caduto nell’irregolarità dopo il 31 maggio 2008.
Se lo scorso anno le domande presentate erano circa 740.000, stima che racconta quale sia all’incirca la mole di presenze invisibili, c’è da considerare il fatto che, nell’anno in corso potrebbero essersi accumulate altrettante presenze. Un esercito di irregolari che, dentro lacrisi, rischiano di essere alla mercé di sfruttatori e faccendieri.

Fonte: Melting Pot