5
July
2009

Il Centro delle Culture denuncia: il Bel Paese tra razzismo e discriminazione

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Con l’approvazione da parte del Senato del cosiddetto “Pacchetto sicurezza”, si conclude l’iter di una legge razzista e discriminatoria voluta da questo Governo. Il Centro delle Culture ne denuncia le conseguenze nefaste per migranti e italiani e aderisce ai presidi di lunedì 6 luglio a Milano davanti alla Prefettura e ai presidi e alle manifestazioni in tutt’Italia che dicono no alla criminalizzazione del migrante.

Dichiara Gabriele Palloni, responsabile nazionale del Centro delle Culture:

“La legge approvata ieri dal Senato è una legge ingiusta e violenta che non tiene conto dei diritti umani, che non cerca soluzioni lungimiranti per risolvere la complessa situazione in cui si trova questo momento storico. Si limita a dare una risposta alle nostre paure più viscerali, quelle perdere qualcosa (la falsa sicurezza, l’ordine apparente, gli elettori) e ci porta a tradire la nostra cultura o ciò che credevamo di essa (la solidarietà, l’ospitalità, la fantasia nel trovare soluzioni). Ci consegna alle pagine peggiori della Storia, nelle quali non avremmo voluto essere menzionati, come quella del 1938 e delle leggi razziali.

Mi chiedo che Paese sia diventato questo “bel Paese” dove si approva una legge che permette la giustizia fai da te, che giudica un crimine la ricerca di una vita migliore, che scheda chi non ha una casa, toglie ai bambini il diritto all’identità, incita alla delazione e al sospetto, educa alla discriminazione, reclusione ed espulsione del diverso.

Che Paese è questo che non sa accogliere, non sa dare risposte al cambiamento, non si sa adattare all’evoluzione dell’umanità, ma si limita a reprimere, incarcerare, a non ascoltare, e solo a ordinare.

Per noi cittadini di questo bel Paese che queste decisioni le abbiamo democraticamente volute, o per lo meno accettate, è il momento di proteggere le aspirazioni più alte e profonde che hanno condotto l’umanità ai suoi momenti migliori e di marciare verso un futuro che non soffochi nella violenza”.



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