Aiuta le vittime del ciclone Sidr che ha colpito il Bangladesh pochi giorni fa

Del ciclone SIDR, che ha colpito il Bangladesh nei giorni scorsi, probabilmente sapete tutto.
Stiamo appoggiando il coordinamento del paese con la raccolta di fondi per acquistare in loco i generi di prima necessità. Abbiamo contatti personali in quel paese perchè ci viaggiamo, a partire dal 2001, per seguire le attività del gruppo umanista che abbiamo formato qui da Firenze.
Io ci sono stato 10 volte. (Cliccando qua potete vedere un video che documenta un viaggio).
Se avete idea di fare una donazione di denaro, anche piccola, o di organizzare qualcosa e devolvere una parte dell’incasso alla causa, sappiate che andranno direttamente alla prima persona che nomino di seguito, e cioè Asif Entaz Rabi.
Rabi è un mio amico, è bengalese, abita a Dhaka. Lo conosco dal 2003, e cioè dal mio terzo (o quarto) viaggio in Bangladesh. Ha 27 anni, fa il giornalista, ha una moglie, due figlie e una vita senza tregua. Membro del Movimento Umanista come me, partecipa nel coordinamento del paese. Scrive, spesso in una notte, perché dorme pochissimo, sceneggiature per film e cortometraggi che poi realizza. E’ ironico, irriverente, e il negli occhi il fuoco di chi sa che non si fermerà mai… Ha appena saputo che abbiamo raccolto 360 euro con una cena, sabato sera.
Ci dice:
“Stiamo preparando i pacchi con il cibo e i vestiti. Stanotte alle 12 un camion partirà da Dhaka (la capitale) diretto al sud. Ho parlato con un giornalista del Daily Jugantor (la principale testata in lingua Bengalese, per cui lui lavora) che ci ha promesso aiuto nell’opera del coordinamento del Movimento Umanista in Bangladesh da sviluppare nelle aree colpite. Questo che parte adesso è il primo team. Il secondo partirà tra una settimana. Abbiamo comprato cibo, che spediremo tra poche ore per 100 mila taka (circa 1200 euro), ed insieme manderemo anche 70 scatole di vestiario adeguato. Dall’altra part,e nel quartiere di Mirpur (un quartiere di Dhaka che conta circa 2 milioni di abitanti), Rahman e Fayez (altri 2 membri del Movimento) stanno raccogliendo vestiti per il freddo. Li spediranno domani con un altro camion verso un’altra delle aree colpite. Un grande abbraccio a voi, devo dirvi che sono al massimo dello spirito…”

In Bangladesh c’è anche Eracle, di Roma, arrivato un mese prima del ciclone SIDR, che segue da vicino il lavoro del suo gruppo del Movimento Umanista, radicato adesso in varie zone del paese, tra cui appunto il sud. Adesso è a Dhaka e sta partendo in direzione delle zone colpite.
Ci scrive così:
“Noi ci concentriamo nell’area di Masud e anche Monir (2 dei nostri) ci appoggerà in quella zona giacché lì abbiamo forte struttura ed è dove abbiamo più bisogno. Purtroppo iniziamo a ricevere le prime notizie di morti per fame e l`odore dei corpi e la disperazione delle persone che assalgono chi porta aiuti rende insopportabile il paesaggio che dovremo incontrare il 26 Novembre, giorno in cui arriveremo. Ci stiamo concentrando quindi principalmente su riso essiccato che viene mischiato ad un tipo di dolce che lo gonfia e lo rende altamente proteico e zuccherino portiamo anche vestiti selenio e candele (fuoco in generale). Ora il rischio sono anche le epidemie che potrebbero estendersi a tutto il paese. I vostri aiuti di 300 euro ieri hanno prodotto un urlo di gioia da parte dei nostri forse voi non avete la percezione di che valido e grande aiuto state portando non solo con soldi ma con la vostra vicinanza. I nostri sono compatti a mai come in questo momento forti ed uniti strano come una grande pericolo ed una grande paura ci possa trasformare cosi tanto e tirar fuori tante forza bene per ora e` tutto11mila taka e poi 9000 e poi ancora va molto bene il possibile noi lo faremo!”
Monir scrive:
“Ero nel sud, quel giorno. SIDR ha colpito le città di hit Patuakhali, Barguna, Bagerhat ed altre città della costa dalle 10 di sera fino alle 2 di notte. È stato un incubo, quel 15 novembre. Non potete immaginare. Venti fortissimi hanno soffiato finché intere città sono rimaste sommerse dall’acqua per 10 – 20 piedi. Come risultato sono morte, diciamo, immediatamente 20mila persone circa, e quelli che si sono salvati sono senza casa, e senza le cose essenziali, il cibo, un riparo. Milioni di bovini sono morti, i campi distrutti, chi rimane vivo sa che non possiede più niente”.
Le foto sono di Shahidul Alam, un fotografo bravissimo che ho conosciuto nel 2001.























