Friends of Bangladesh
Il primo progetto: il Blood Project
Ricevere una donazione di sangue in Bangladesh non è cosa facile. Le persone in massima parte non conoscono il loro gruppo sanguigno, e di conseguenza la procedura per il reperimento del sangue è molto lunga. Un gruppo di circa 20 volontari umanisti ha lanciato un progetto che si propone il censimento in base al gruppo sanguigno di tutti gli abitanti del loro quartiere di residenza: West Monipur.
È stato creato un database di pubblico accesso, per ora solo su carta, contenente 500 nomi.
La formazione di reti di donatori permette il reperimento del sangue in tempi più brevi, grazie alla donazione diretta negli ospedali presenti nel quartiere stesso. L’esame del gruppo sanguigno viene effettuato da volontari, ma il kit per il riconoscimento ha un costo elevato quando si decida di censire, ad esempio, 1000 persone che non conoscono il loro gruppo sanguigno.
Il sostegno di cui c’è bisogno consiste nel reperimento di fondi per i brevi viaggi necessari per seguire il progetto sul posto ma anche, in Italia, nella ricerca in donazione del kit per il riconoscimento del gruppo sanguigno.
Adotta una nuova sensibilitÃ
Ci sono esempi molto semplici di come, seppur in ambienti umani molto piccoli, le cose possono funzionare in un altro modo. Se come valore più importante si pone la vita dell’essere umano che ci sta di fronte, se all’individualismo si privilegia il lavoro di insieme, se alla logica del profitto si preferisce lo sviluppo della sanità e dell’istruzione “di baseâ€, ecco che la cosa cambia aspetto. Certo non è semplice, è in controtendenza, specie in un luogo del mondo dove tutto ciò che è “progresso†e “opportunità †si crede risiedano nell’occidente ricco, che sfrutta ed investe, ma sempre genera dipendenza.
Il nostro obiettivo non è quello di portare un aiuto immediato ma fine a se stesso alle popolazioni in difficoltà , bensì di appoggiare un processo di trasformazione profondo portato avanti da volontari locali. Con un modo di agire che toglie chi riceve aiuto dalla passività , permettendogli di modificare la situazione in cui vive senza dover attendere che qualcun altro risolva il problema.
Chiamiamo questo principio di reciprocità : chi riceve aiuto a propria volta si impegna ad aiutare altri.
Che cosa puoi fare tu?
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Aiutare nella diffusione della campagna nel quartiere e ovunque si renda possibile.
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Collaborare all’organizzazione di feste, cene ed eventi di vario genere per promuovere la campagna.
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Partecipare alle attività di raccolta di fondi da utilizzare per i viaggi dei volontari in Bangladesh.
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Partecipare al corso di formazione al volontariato internazionale organizzato allo scopo di fornire informazioni e strumenti adeguati per poter svolgere attività di volontariato nei nostri progetti. In particolare: breve storia della Non Violenza; i diversi approcci metodologici nel volontariato internazionale; lo spirito del “volontarioâ€; strumenti di rafforzamento interiore: pratiche di ginnastica psicofisica, pratiche di rilassamento, la respirazione corretta, il contatto con l’energia interna.
Se vuoi partecipare alla campagna o semplicemente desideri informazioni chiama il 347.9504123 (Saverio), o scrivi a s.ragonesi@flashnet.it
L’appuntamento settimanale aperto a tutti per informazioni sulla campagna e la formazione sul volontariato internazionale è IL LUNEDI’ ALLE 21.30 IN VIA SAN GALLO 109/R, A FIRENZE
Il Bangladesh è l’ottavo paese al mondo per popolazione assoluta, 140 milioni. Ed il primo per densità abitativa (566 x Km2 - Italia 191 x Km2).
La mortalità infantile è di 77 per 1000 (Italia 5,7 per mille). La speranza di vita alla nascita è 58 anni (Italia 79 anni). Gli abitanti per medico sono 4728 (Italia 521). L ‘analfabetismo è al 62%, anche se nelle nuove generazioni sta migliorando. L ‘agricoltura copre quaÂsi il fabbisogno alimentare nazionale, l’utilizzo di fertilizzanti e fitofarmaci per uno sfruttamento più intensivo sta recando grave inquinamento ai corsi d ‘acqua. Alluvioni, con molti morti, si susseguono ritmicamente ogni anno, il 65% del totale del territorio ne è soggetto. L‘industria tessile, dove lo sfruttamento dei lavoraÂtori è molto grave, ha avuto un grande sviluppo dovuto alla delocalizzazione produttiva di industrie europee ed americane. La disoccupazione è al 3600 (Italia 12,3).
























